ONU: gli USA sono il Paese con il più alto tasso di detenzione minorile

Pubblicato il 24 novembre 2019 alle 7:02 in Immigrazione USA e Canada

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Un nuovo studio delle Nazioni Unite ha reso noto che gli Stati Uniti detengono il tasso più alto di minori in stato di detenzione. La cifra include circa 100.000 bambini tenuti sotto custodia per questioni legate all’immigrazione, misura che si pone in contravvenzione del diritto internazionale. Il rapporto sottolinea che sono circa 7 milioni i minori in arresto nel mondo, 330.000 dei quali imprigionati con l’accusa di aver violato le leggi nazionali sull’immigrazione. L’avvocato per i diritti umani ed esperto indipendente delle Nazioni Unite, Manfred Nowak, ha confermato che gli Stati Uniti sono il primo Paese al mondo per numero di bambini detenuti, citando soprattutto le conseguenze della politica di separazione familiare adottata dal presidente americano, Donald Trump, al confine meridionale. “Naturalmente separare i minori, come è stato fatto dall’amministrazione Trump, dai loro genitori, inclusi i bambini più piccoli, alla frontiera tra Stati Uniti e Messico, è assolutamente vietato dalla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia”, ha affermato Nowak. “Lo definirei un trattamento disumano sia per i genitori che per i bambini”, ha aggiunto.

Gli Stati Uniti tengono in custodia una media di 60 bambini ogni 100.000, secondo quanto emerso dallo studio dell’ONU. Si tratta del tasso più alto al mondo, seguito da Bolivia, Botswana e Sri Lanka. In comparazione, l’Europa Occidentale possiede in detenzione circa 5 minori ogni 100.000. Il Canada ne ha 14 o 15 ogni 100.000. Nowak ha inoltre sottolineato che gli Stati Uniti hanno ratificato diversi trattati internazionali sul trattamento dei prigionieri, garantendo loro alcuni diritti sociali e politici di base, ma per quanto riguarda i minori, non hanno ancora ratificato la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, pur avendola firmata.

Il tasso di detenzione minorile è solo una parte del più ampio tasso di detenzione registrato negli Stati Uniti. Secondo le cifre più recenti disponibili, 716 su 100.000 cittadini statunitensi sono dietro le sbarre. Gli USA rappresentano solo il 4,5% della popolazione mondiale, ma costituiscono il 22% della popolazione carceraria del mondo.

L’arresto di immigrati privi di documenti al confine meridionale degli Stati Uniti è sceso del 56% dal 7 giugno scorso, quando l’amministrazione Trump ha ottenuto una serie di misure dal Messico per frenare il flusso di migranti che dall’America centrale cercano di raggiungere gli USA. Il capo dell’Agenzia per la protezione doganale e delle frontiere, Mark Morgan, ha comunicato queste informazioni l’11 settembre alla Casa Bianca ma, allo stesso tempo, ha raddoppiato la pressione sul governo messicano di Andrés Manuel López Obrador invitandolo a “fare di più”. “Dobbiamo assicurarci che continuino gli sforzi fatti in questo momento, che la Guardia Nazionale, che i 25.000 soldati dispiegati rimangano impegnati per quest’obiettivo”, ha detto Morgan. Il 9 settembre, l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, aveva denunciato le conseguenze dell’accordo migratorio tra Washington e Città del Messico. “Le politiche attualmente in corso negli Stati Uniti, in Messico e in diversi paesi dell’America centrale mettono molti migranti in pericolo di subire violazioni dei diritti umani e abusi”, aveva affermato Bachelet all’apertura della quarantaduesima sessione del Consiglio dei diritti umani, a Ginevra. Come sottolineato dalla ex presidente del Cile, quest’anno almeno 35.000 richiedenti asilo sono stati bloccati nelle zone di confine messicane.

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Chiara Gentili

di Redazione

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