L’Iraq e il ruolo dell’intelligence iraniana a Baghdad

Pubblicato il 24 novembre 2019 alle 6:23 in Iran Iraq

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Informazioni segrete sulle attività dell’intelligence iraniana in Iraq sono state pubblicate dal New York Times e dalla rivista americana The Intercept in seguito alla segnalazione di una fonte anonima, interessata a “far conoscere al mondo cosa sta facendo l’Iran a Baghdad”, riferiscono i suoi messaggi criptati. Si tratta di circa 700 pagine di rapporti e telegrammi scritti, principalmente nel 2014 e nel 2015, da funzionari del Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza iraniano (MOIS) stanziati in Iraq. La divulgazione di queste notizie ha messo in luce la vasta influenza di Teheran sul suo vicino mediorientale, mostrando nel dettaglio i presunti sforzi delle spie iraniane intente a cooptare i leader iracheni e ad infiltrarsi in ogni aspetto della vita politica del Paese. Il Ministero dell’Intelligence, conosciuto anche come la “CIA iraniana”, ha la reputazione di un’agenzia analitica e professionale, ma, al suo interno, a prevalere è spesso la sua controparte più ideologica, ovvero l’Organizzazione di intelligence dei Corpi della Guardia rivoluzionaria islamica, formalmente istituita come entità indipendente nel 2009 per ordine del leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei.

Dal ottobre, la popolazione irachena è scesa in piazza per manifestare contro il malfunzionamento del governo e dei servizi, la corruzione, la disoccupazione giovanile e l’influenza dell’Iran sulle autorità di Baghdad. Da allora circa 300 persone sono state uccise. Allo stesso tempo, continuano ad essere alte anche le tensioni tra l’Iran e gli Stati Uniti, divisi dalla questione dell’accordo nucleare e della re-imposizione delle sanzioni. L’amministrazione Trump ha altresì dichiarato che la sua intelligence avrebbe scoperto che l’Iran stava preparando attacchi contro obiettivi americani in Iraq. Ufficiali iracheni sono preoccupati che una provocazione da parte di uno dei due Stati possa innescare la miccia di una nuova guerra per la supremazia nel Medio Oriente.

Molti dei principali funzionari politici, militari e di sicurezza dell’Iraq hanno avuto “relazioni speciali e segrete” con l’Iran, incluso il primo ministro Adil Abdul Mahdi. È noto da tempo che gli iraniani esercitano una certa influenza sui leader iracheni, molti dei quali hanno combattuto contro il regime di Saddam Hussein, ma il carattere delle loro relazioni è stato raramente rivelato in modo così dettagliato. Tali informazioni, dunque, potrebbero aumentare la pressione sui funzionari iracheni mentre nel Paese continuano le proteste. Molti dossier mostrano che quando alcuni alti diplomatici americani si incontravano a porte chiuse con le loro controparti irachene, a Baghdad e in Kurdistan, le loro conversazioni venivano regolarmente riportate agli iraniani. Un importante aiutante politico di un ex parlamentare iracheno, ad esempio, è stato identificato come una delle principali risorse dell’intelligence iraniana. Le riunioni venivano organizzate in vicoli nascosti o con la scusa di un’escursione di caccia o di una festa di compleanno. Gli informatori si nascondevano spesso all’aeroporto di Baghdad, scattando foto di soldati americani e controllando i voli militari. Ai funzionari iracheni, se necessario, venivano offerte tangenti.

Le testimonianze rivelano che l’Iran avrebbe iniziato a guadagnare potere in Iraq subito dopo le caotiche dell’invasione americana del 2003. All’epoca, Teheran avrebbe cominciato a mandare i suoi migliori agenti di intelligence in Iraq per cercare di contrastare quella che percepiva come una pesante aggressione di Washington. Mentre il Paese scendeva nel conflitto settario, le comunità sciite guardavano all’Iran come a un protettore.

I documenti rivelano che oltre all’Iraq, anche in Libano e in Siria, che l’Iran considera cruciali per la sua sicurezza nazionale, le Guardie della Rivoluzione Iraniana, e in particolare la Forza Quds, ovvero la squadra d’élite guidata dal generale Qassim Suleimani, determinano una parte della politica nazionale. Gli ambasciatori di quei Paesi, ad esempio, sono nominati dai ranghi delle Guardie Rivoluzionarie e non dal Ministero degli Esteri, come rivelano diversi consiglieri delle amministrazioni iraniane attuali e passate. Ufficiali del Ministero dell’intelligence e delle Guardie rivoluzionarie in Iraq hanno lavorato parallelamente per diversi anni, affermano queste fonti. La coltivazione di rapporti stretti con i funzionari iracheni era una parte fondamentale dei loro compiti ed è stata indubbiamente facilitata dalla nascita di alleanze tra i leader di Teheran e di Baghdad durante la crescita dei gruppi di opposizione contro Saddam Hussein. Il dossier, tra le altre cose, cita non solo la “relazione speciale” di Mahdi con i funzionari iraniani ma anche quella di membri chiave del governo dell’ex primo ministro Haider al-Abadi.

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Chiara Gentili

di Redazione

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