Hong Kong: cittadini alle urne dopo mesi di proteste

Pubblicato il 24 novembre 2019 alle 13:35 in Asia Hong Kong

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Folle di votanti a Hong Kong si sono recate alle urne nel quadro delle elezioni locali ampiamente anticipate, viste come importante indice dell’opinione pubblica dopo quasi 6 mesi di agitazioni e proteste via via sempre più violente nel territorio cinese.

I seggi elettorali hanno aperto, domenica 24 novembre, alle 7.30 del mattino, e chiuderanno alle 22.30 della stessa giornata. I risultati sono attesi tra la serata di domenica e il mattino di lunedì.

Prima dell’alba di domenica, lunghe code hanno iniziato a formarsi nei quartieri della città mentre un mix di giovani e vecchi elettori aspettava che le votazioni – le prime da quando sono scoppiati i disordini politici a giugno – si aprissero. Nel quartiere popolare di Yau Ma Tei, un luogo simbolo degli scontri tra polizia e manifestanti, nessuno in fila indossava maschere chirurgiche nere o cantava slogan – tutti tratti distintivi del movimento di protesta democratico: la fila era silenziosa e tranquilla.

Alle 15:30, oltre 1,9 milioni di persone avevano votato, superando il numero totale di oltre 1,4 milioni di elettori che si erano presentati alle precedenti elezioni locali quattro anni fa.

Un record di 4,1 milioni di persone, tra cui 400.000 nuovi elettori, si sono iscritti per votare nel voto che vedrà eleggere tutti i 452 seggi nei 18 distretti di Hong Kong.
“Questa elezione è di fatto un referendum per le proteste”, ha affermato Samson Yuen, assistente professore all’università di Lingnan. “Chiaramente, questa votazione riguarda la presa di posizione politica sulle proteste”, ha detto Yuen.

Il consiglio distrettuale si occupa storicamente di problemi di sostentamento locali, come traffico e igiene. Ma le proteste hanno notevolmente aumentato il loro significato, almeno simbolicamente.
Per quasi un anno e mezzo, la rabbia e la frustrazione hanno attanagliato Hong Kong mentre il governo della città, appoggiato da Pechino, ha rifiutato di cedere alle richieste dei manifestanti, salvo il ritiro dell’odiata legge di estradizione che ha scatenato i disordini. L’intransigenza del governo ha galvanizzato la popolazione e gli elettori stanno sfruttando l’opportunità democratica di ribadire le loro richieste, tra cui il suffragio universale per scegliere i leader di Hong Kong, un’inchiesta indipendente sulla presunta brutalità della polizia e l’amnistia per tutti gli arrestati in relazione alle proteste.

Nelle ultime settimane, sono sorti dubbi sul fatto che le elezioni avrebbero avuto luogo. Numerosi candidati di entrambe le parti sono stati attaccati e tra loro molti fautori della democrazia sono stati arrestati, mentre il noto attivista democratico Joshua Wong è stato espulso dalla corsa. I giorni che hanno preceduto le elezioni sono stati tra i più pacifici da mesi. Per garantire che queste non fossero cancellate, i manifestanti hanno invitato il pubblico a esercitare moderazione. E nel tentativo di radunare il sostegno pubblico, i manifestanti hanno ricostruito le cosiddette Mura di Lennon – alcune delle quali erano state demolite da attivisti a favore dell’establishment – e hanno intonacato gli spazi pubblici con materiale promozionale, facendo propaganda elettorale  agli angoli delle strade e diffondendo promemoria online.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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