Iraq: 4 manifestanti uccisi dalle forze dell’ordine, Ayatollah si appella al governo

Pubblicato il 23 novembre 2019 alle 10:20 in Iraq Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le forze di sicurezza irachene hanno ucciso 4 manifestanti a Baghdad, venerdì 22 novembre, mentre disperdevano attivisti in protesta che bloccavano il principale porto vicino Basra. L’Ayatollah ha chiesto una riforma elettorale per porre fine alle agitazioni.

Secondo quanto reso noto dalle forze dell’ordine, la polizia ha aperto il fuoco e lanciato lacrimogeni su un ponte centrale di Baghdad. Due persone sono morte per via di ferite di proiettili alla testa, e altre due perché le bombole dei lacrimogeni le hanno colpite alla testa.

Almeno 61 sono poi le persone rimaste ferite. Il portavoce militare del Primo ministro ha negato la morte dei manifestanti di venerdì. Nel sud, le forze di sicurezza hanno riaperto l’ingresso al porto principale del Paese, Umm Qasr, che era stato bloccato dai manifestanti sin da lunedì precedente. Le operazioni portuali non hanno ancora ripreso la norma.

Il Grande Ayatollah Ali al-Sistani, massima guida musulmana sciita del Paese, nella medesima giornata di venerdì ha esortato i politici a proporre in fretta una nuova legge elettorale, poiché è l’unico modo per risolvere settimane di violenze ed agitazioni che hanno provocato la “grande crisi” nazionale.

Almeno 330 persone sono state uccise dall’inizio delle proteste di massa nella capitale irachena e nelle città meridionali dall’inizio di ottobre; si tratta della più grande protesta pubblica dalla caduta di Saddam Hussein nel 2003. I manifestanti esigono il rovescio della classe politica e dirigente attuale, considerata ampiamente corrotta e al servizio delle potenze straniere.

Le riforme proposte dal presidente, Barham Salih, prevedono che i deputati siano eletti da distretti individuali di intere province, e siano responsabili in maniera individuale piuttosto che come liste di partiti. Ciò mira a soddisfare le domande che vogliono ridurre il potere dei partiti e avere maggiore rappresentazione a livello locale. Tuttavia, una legge proposta nel corso della settimana dal premier, Adel Abdul Mahdi, non fa alcuna menzione di tali cambiamenti.

La Missione di Assistenza delle Nazioni Unite in Iraq (UNAMI), mercoledì 20 novembre, ha reso noto che le bozze sono al momento discusse in seno al parlamento, e richiedono maggiori modifiche per soddisfare la domanda pubblica.

Dopo circa due settimane di pausa, in occasione della commemorazione del martirio dell’Imam Husayn a Karbala, le proteste sono riprese il 25 ottobre scorso e da allora non si sono ancora placate, giungendo, il 21 novembre, alla quinta settimana consecutiva. Secondo quanto riferito dagli attivisti di Karbala, Bassora, Dhi Qar e Maysan, i governatorati maggiormente segnati dagli sconvolgimenti, continuano ad essere migliaia i manifestanti nelle tende e nei campi allestiti nelle piazze principali, nonostante le basse temperature. Tra i partecipanti vi sono anche numerosi studenti di scuole e università. A Bassora, i cittadini hanno bloccato la strada principale di passaggio tra l’Iraq e il Kuwait, mentre diversi sono i centri istituzionali occupati nella capitale e nelle altre città.

A Baghdad, nella mattina del 21 novembre, sono altresì ripresi gli scontri tra le forze dell’ordine ed i manifestanti, dopo che questi ultimi hanno provato ad attraversare il ponte al-Sanak, che conduce alla Green Zone, un’area fortificata sede di ambasciate e istituzioni e considerata il simbolo della classe politica al potere. I membri della sicurezza hanno impiegato nuovamente gas lacrimogeni e gli scontri hanno causato 2 morti. Uno scenario simile si è verificato, nella sera del 20 novembre, nel governatorato di Dhi Qar, dove è stata fatta esplodere una granata stordente, senza causare vittime. I manifestanti continuano a mostrare la loro determinazione, affermando di essere stati privati dei loro diritti che, pertanto, desiderano riconquistare.

Si tratta delle maggiori proteste contro il governo del premier Adel Abdul Mahdi, sin dall’inizio del proprio mandato, nel mese di ottobre 2018. Per alcuni, tale mobilitazione non è stata organizzata da nessun partito politico ma ha rappresentato una continuazione di quanto accaduto alcune settimane prima del suo inizio, quando studenti universitari inoccupati sono scesi nelle strade irachene per protestare contro la mancanza di posti di lavoro. I manifestanti hanno evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la corruzione e la disoccupazione, in particolare giovanile.

L’Iraq ha lottato per riprendersi dalla sua battaglia contro l’ISIS, durata dal 2014 al 2017. Tuttavia, il sistema “quote” e la corruzione dilagante nel Paese, così come l’abuso di potere e la presenza ai vertici di alcuni partiti religiosi e delle milizie, continuano a ostacolare l’istituzione e il funzionamento dello Stato in modo efficace e rapido. Non da ultimo, le istituzioni e le infrastrutture irachene devono ancora riprendersi da decenni segnati da combattimenti settari, occupazione straniera, invasione degli Stati Uniti, sanzioni internazionali e guerre con i propri vicini.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.