Algeria: tra proteste e campagna elettorale

Pubblicato il 23 novembre 2019 alle 6:30 in Africa Algeria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

A circa una settimana dall’inizio della campagna elettorale in Algeria, la corsa alla presidenza continua ad affrontare le obiezioni della popolazione ed i programmi presentati agli elettori, in vista delle elezioni previste per il 12 dicembre, sono considerati limitati.

Negli ultimi giorni, i cinque contendenti hanno presentato le loro idee relative a diversi ambiti. Il primo candidato, un ex ministro del turismo, Abdelkader Bengrina, di corrente islamista, tra le sue priorità ha posto in luce una modifica della costituzione e la riduzione dei poteri presidenziali, oltre alla creazione di un sistema economico libero che preveda altresì l’aumento del salario minimo e la riduzione delle imposte sul reddito lordo.

Ali Benflis, premier dell’Algeria dal 2000 al 2003, esponente del Fronte di Liberazione Nazionale di centro-sinistra, ha proposto una trasformazione “democratica”, che risponda a quanto richiesto nel corso della “rivoluzione pacifica” e che offra una soluzione di mezzo tra le proposte avanzate dalle presidenze e quelle dell’Assemblea Costituente. Abdelaziz Belaïd, segretario generale del Fronte al-Moustakbal, ha promesso di rivedere tutte le leggi relative alle riforme e di intraprendere un dialogo con tutte le parti politiche. Il suo programma include altresì proposte volte a contrastare la disoccupazione, a riconsiderare i salari dei lavoratori, e ad istituire un comitato speciale, proprio della comunità nazionale.

Un altro candidato, Abdelmadjid Tebboune, anch’egli esponente del Fronte di Liberazione Nazionale, ha promesso di risolvere la crisi immobiliare e di abolire le imposte sui redditi inferiori a 30.000 dinari al mese, oltre a incentivi fiscali per rilanciare la produzione nazionale. Un ex ministro della cultura, Azzedine Mihoubi ha poi incluso nel suo programma riforme strutturali in ambito economico e il sostegno a libertà che non influenzino gli usi e costumi della società.

Secondo quanto rilevato da al-Jazeera attraverso sondaggi, per alcuni cittadini si tratta di programmi e proposte che peccano di realismo, definite “mere spezie da cucinare fino a quando non saranno ben cotte”, soprattutto se si considera il complesso scenario economico che caratterizza l’Algeria.

In tale quadro, nella sera del 21 novembre, il popolo algerino ha continuato ad occupare le strade del Paese per manifestare contro le elezioni presidenziali in programma per il 12 dicembre, chiedendo l’istituzione di uno Stato civile e le dimissioni del governo precedente. Le forze di polizia si sono ritrovate a far fronte a centinaia di attivisti e cittadini, tra cui anche studenti, anche nel centro della capitale, dove è stata attuata una campagna di inseguimenti e arresti. Alcuni attivisti hanno affermato che, in una sola serata, sono state circa 80 le persone detenute senza alcuna motivazione precisa, dato il carattere pacifico delle proteste.

Sono quasi nove mesi che l’Algeria è caratterizzata da un’atmosfera di mobilitazione politica e protesta. In particolare, la serie di moti popolari ha avuto inizio lo scorso 22 febbraio. Le richieste degli algerini includono soprattutto le dimissioni di tutte le personalità politiche legate all’ex presidente e il rinnovo dell’élite politica al potere. Dopo le prime 6 settimane, il 2 aprile, il presidente in carica, Abdelaziz Bouteflika, si è dimesso, mettendo fine a circa 20 anni di potere. Tuttavia, anche in seguito alla caduta dell’ex capo di Stato, le proteste sono continuate e i manifestanti si riuniscono regolarmente nelle piazze per contestare la presa di potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika.

L’indizione di elezioni presidenziali è stata altro motivo di scontento popolare, in quanto i movimenti di mobilitazione e di opposizione, tra cui l’alleanza di “Alternativa Democratica”, considerano tale mossa un tentativo di imporre un sistema ed un potere simile al precedente. Si pensa altresì che ciò potrebbe portare nuovamente a fenomeni di favoritismo in campo politico, vista l’assenza di garanzie convincenti, e all’ascesa di personalità legate ancora all’entourage dell’ex presidente.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.