USA-Turchia: bloccata la risoluzione sul genocidio degli armeni

Pubblicato il 22 novembre 2019 alle 12:30 in Turchia USA e Canada

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Un membro repubblicano del Senato degli Stati Uniti ha bloccato una risoluzione per il riconoscimento del “genocidio degli armeni” attuato dalla Turchia un secolo fa. La misura rischierebbe di complicare ulteriormente i rapporti tra Washington e Ankara. 

Il senatore David Perdue ha impedito l’approvazione della risoluzione, nata da uno sforzo bipartisan, sostenendo che il passaggio di tale misura in un periodo così delicato “avrebbe minato l’impegno dell’amministrazione Trump per superare le sfide reali delle nostre relazioni bilaterali con la Turchia”. La posizione di Perdue ha causato la rabbia del senatore democratico Robert Menendez, che sostiene fortemente tale risoluzione. “È sorprendente per me che la più grande superpotenza sulla faccia della terra non riesca proprio a dire una verità storica”, ha affermato il senatore democratico. Menendez ha aggiunto che sta insistendo per il riconoscimento di tali atrocità da più di un decennio. “Non ho intenzione di cedere”, ha affermato.

I precedenti tentativi di approvare una risoluzione simile erano falliti a causa dell’opposizione diplomatica turca. La Turchia ammette che molti armeni sono morti a causa di scontri etnici e deportazioni, tra il 1915 e il 1917, durante la prima guerra mondiale. Tuttavia, si oppone con vigore alla definizione di tali morti come “genocidio” e contesta le cifre, sostenendo che abbiano perso la vita non più di qualche centinaia di migliaia di persone. Tale massacro era stato perpetrato dai “Giovani Turchi”, un movimento politico che ha favorito il passaggio dall’Impero Ottomano alla moderna Turchia e di cui faceva parte Mustafa Kemal Atatürk, il padre della patria, considerato un eroe nazionale turco. Riconoscere il genocidio degli armeni, per Ankara, significherebbe ammettere che le fondamenta della Turchia moderna giacciono su un crimine internazionale.

Il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu ha condannato la risoluzione statunitense, sostenendo che fosse “nulla”. “Questa vergognosa decisione di coloro che sfruttano la storia in politica è nulla per il nostro governo e il nostro popolo”, ha twittato Cavusoglu. Nel 2017, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva criticato gli omicidi come “una delle peggiori atrocità di massa del 20° secolo”, ma aveva poi smesso di usare la parola genocidio, in linea con la pratica statunitense. Anche Barack Obama, prima di essere eletto, si era impegnato a riconoscere il “genocidio”, ma non rispetto tale promessa durante i suoi due mandati. Il primo ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan, ha reagito con entusiasmo alla decisione della Camera dei Rappresentanti USA. Con un post su Twitter ha dichiarato che si è trattato di “un coraggioso passo verso il servizio della verità e della giustizia storica che offre conforto anche a milioni di discendenti dei sopravvissuti al genocidio armeno”.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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