Turchia annuncia il rimpatrio di 200 profughi nel Nord-Est della Siria

Pubblicato il 22 novembre 2019 alle 9:41 in Siria Turchia

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Il Ministero della Difesa della Turchia ha annunciato che circa 200 rifugiati siriani sono potuti tornare nel Nord-Est della Siria, a seguito dell’offensiva di Ankara contro le forze curde. 

“Circa 200 dei nostri fratelli siriani che erano fuggiti dal PKK/YPG sono tornati volontariamente e in sicurezza nelle loro case e terre”, si legge in una nota rilasciata dal Ministero, giovedì 21 novembre. Secondo il documento, le famiglie si sono insediate a Jarablus, una città siriana a Ovest dell’Eufrate, che è controllata dalle forze armate turche. “Si prevede che, con il ripristino della pace e della sicurezza nell’area interessata dall’Operazione Fonte di Pace, i ritorni continueranno”, ha riferito il Ministero. “In quel territorio, 70 famiglie composte da 295 persone sono partite da Jarablus per tornare nella zona di Tal Abyad”.

Le People’s Protection Units (YPG) sono state uno dei principali alleati statunitensi nella lotta contro lo Stato Islamico, tuttavia Ankara le considera un gruppo terroristico al pari del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito illegale in Turchia, a seguito di numerosi attacchi effettuati nel Paese. L’operazione militare turca contro i militanti curdi, nota con il nome di Operazione “Fonte di pace”, è stata lanciata il 9 ottobre. Dopo oltre una settimana di combattimenti e numerose vittime, gli Stati Uniti hanno finalizzato un accordo con la Turchia per un cessate il fuoco temporaneo, il 17 ottobre. Tuttavia, i combattimenti sono continuati in alcune città. Il 22 ottobre, in fine, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ed il suo omologo russo, Vladimir Putin hanno raggiunto un’intesa a Sochi, nel Sud della Russia. Le due parti hanno concordato sulla necessità di respingere le forze curde dalla “safe zone” al confine tra Siria e Turchia, per una distanza pari a circa 30 km. Tra i diversi punti concordati, vi è poi l’istituzione di un centro operativo congiunto.

L’operazione in Turchia, secondo Erdogan, era necessaria per salvaguardare la sicurezza turca contro i militanti curdi e funzionale a rimpatriare alcuni dei 3,6 milioni di rifugiati siriani che Ankara ospita. Le Syrian Democratic Forces (SDF), guidate dalle YPG, sono state il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria. Tuttavia, negli ultimi anni, erano riuscite ad ampliare il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali della Siria, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. La Turchia descrive le forze curde una “organizzazione terroristica” a causa di legami con il Partito dei lavoratori del Kurdistan. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

 

di Redazione

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