Libia: dagli USA una legge per la stabilità

Pubblicato il 22 novembre 2019 alle 11:58 in Africa Libia

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Membri sia repubblicani sia democratici del Senato americano, parte del Congresso degli Stati Uniti, hanno adottato, il 20 novembre, un disegno di legge volto a promuovere la stabilità in Libia.

Tra i principali promotori, vi è anche il senatore repubblicano, Lindsey Graham. Il disegno di legge è stato presentato nel mese di ottobre scorso da quattro membri del Congresso e prevede l’imposizione di sanzioni contro coloro che promuovono la violenza in Libia. Inoltre, stabilisce che vengano preparati report sul coinvolgimento di Paesi stranieri nel conflitto, con l’elaborazione di una strategia volta a contrastare, in particolare, l’influenza della Russia. Altro punto rilevante del progetto presentato è un maggior sostegno ad una soluzione diplomatica e una maggiore mobilitazione di risorse statunitensi, tra cui aiuti umanitari per la popolazione e per un “governo unito”.

Dopo il completamento della prima fase, ovvero l’elaborazione di una bozza del progetto, si prevede che, in un secondo momento, il disegno venga approvato dai membri del Senato. Successivamente, si passerà alla discussione in seno a commissioni congressuali e ad eventuali modifiche. Infine, il progetto di legge verrà sottoposto al Senato per un rifiuto o un’accettazione definitiva.

Un membro del partito democratico, Chris Murphy, nel commentare il disegno di legge proposto, ha affermato che la mancanza di sicurezza in Libia contribuirà a spianare la strada ai gruppi terroristici e ad acuire maggiormente la crisi umanitaria del Paese. Il patto di stabilità, a detta di Murphy, invierà un messaggio al mondo intero, ovvero che gli Stati Uniti si stanno impegnando per stabilire la pace in Libia. Pertanto, Washington è pronta a colpevolizzare chiunque incoraggi violenza nel Paese, compreso il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar. Una Libia stabile e sicura è nell’interesse degli USA, ha affermato il senatore.

Anche un altro senatore, membro del partito repubblicano, Marco Rubio, ha dichiarato che il disegno di legge rappresenta un passo significativo nel rendere responsabili gli attori sia locali sia stranieri che minano la stabilità in Libia. Il progetto mira, quindi, a promuovere una soluzione diplomatica, a sostegno del popolo libico, esortando anche altre parti ad impegnarsi per porre fine alla crisi in cui riversa il Paese.

Altri membri del Congresso hanno poi evidenziato la necessità per Washington di svolgere un ruolo rilevante nel panorama libico, con il fine di limitare le conseguenze a livello regionale ed internazionale e porre fine alle violente offensive di Haftar. Il progetto mira, quindi, a far sì che il conflitto non si diffonda ulteriormente, rendendo il Paese terreno fertile per i gruppi terroristici.

Il 14 novembre scorso, una delegazione del governo di Tripoli è stata in visita a Washington, su invito del governo degli Stati Uniti, per discutere di questioni relative al rafforzamento della cooperazione in materia di sicurezza e stabilità, oltre che di coordinamento nella lotta al terrorismo. In tale occasione, gli Stati Uniti hanno invitato le forze dell’Esercito Nazionale Libico a porre fine all’offensiva contro la capitale Tripoli.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Washington è attiva in Libia attraverso il comando statunitense in Africa (AFRICOM), responsabile di diversi attacchi aerei condotti contro le milizie terroristiche, situate in aree definite principali per la produzione di petrolio del Paese. Tra il 20 ed il 30 settembre scorso, quattro attacchi aerei hanno causato la morte di 43 militanti dello Stato Islamico ma, a detta di un funzionario della difesa statunitense, in Libia vi sono ancora circa 100 combattenti jihadisti.

Il generale a capo delle operazioni, William Gayler, ha precedentemente affermato che, grazie alle offensive condotte da AFRICOM, sono state indebolite le capacità dei gruppi terroristici insediati in Libia di attaccare la popolazione locale e, di conseguenza, di minare gli interessi degli USA e degli altri partner nella regione. Nello specifico, a detta di Gayler, è stato posto un freno alle attività di pianificazione, addestramento e operabilità. Ciò si inserisce in quadro più generale di sforzi profusi per preservare la stabilità della Libia e della regione.

In tale quadro, il 10 ottobre 2019, a Tunisi, il governo statunitense, tramite l’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale (USAID), ha firmato con il Ministero della Pianificazione del governo tripolino un memorandum d’intesa volto a rafforzare la cooperazione ed il partenariato tra i due Paesi. L’accordo ha fornito una base per rafforzare le istituzioni statali, aumentare le opportunità di crescita e partecipazione economica e affrontare l’instabilità ed il conflitto che caratterizzano il Paese. Tutto ciò sulla base di valori condivisi e sulla volontà di rafforzare le fondamenta che potranno portare ad una Libia unita, stabile e autosufficiente.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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