Libano: Aoun invita al dialogo, il popolo ancora in piazza

Pubblicato il 22 novembre 2019 alle 10:58 in Libano Medio Oriente

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Alla vigilia del 76esimo anniversario dell’indipendenza del Libano, il presidente, Michel Aoun, ha tenuto un discorso, nella sera del 21 novembre, in cui  ha sottolineato che il dialogo rappresenta l’unica strada da intraprendere per risolvere la crisi attuale in cui riversa il Paese.

Circa la formazione di un nuovo governo, tanto atteso dai cittadini libanesi dopo le dimissioni del premier Saad Hariri, del 29 ottobre scorso, Aoun ha affermato che questo sarebbe già dovuto nascere, ma le divergenze interne ne hanno ostacolato la formazione. “So che non è il momento di discorsi e celebrazioni. È il momento di agire. Il Libano è in attesa di un nuovo governo” sono state le parole del presidente, il quale ha evidenziato che il nuovo governo dovrà rispondere alle aspirazioni del popolo e dovrà essere caratterizzato da efficienza e regolarità.

Oltre a sottolineare come il Libano sia un Paese indipendente da 76 anni, grazie ad una scelta compiuta liberamente dal popolo stesso, Aoun ha poi rivolto lo sguardo al fenomeno della corruzione, uno degli aspetti maggiormente evidenziati nel corso delle proteste delle ultime settimane. A tal proposito, il presidente libanese ha affermato che la lotta alla corruzione è divenuta uno “slogan consumistico”, impiegato talvolta anche da chi è coinvolto in prima persona. Tuttavia, si tratta di un fenomeno che mina l’economia e le istituzioni del Paese. Pertanto, Aoun si è detto pronto ad agire per contrastarla e per proteggere la Magistratura, impegnata nelle indagini. Inoltre, il capo di Stato ha avallato le richieste dei cittadini, affermando come essi siano gli unici in grado di fare pressione affinché possano essere elaborate delle leggi giuste, recuperati i fondi statali derubati e perseguiti tutti i responsabili.

“Gli accordi e i compromessi preparati per la nostra regione, e i tentativi di imporli, minacciano non solo l’indipendenza dei Paesi interessati, ma anche la loro stessa esistenza” ha affermato Aoun, che ha aggiunto: “Non sono solo gli insediamenti internazionali a minacciare la stabilità degli Stati. All’interno del Libano esiste una grave minaccia per la nostra società, le nostre istituzioni e la nostra economia, la corruzione “.

Nel frattempo, movimenti di protesta e sit-in continuano in tutto il Paese. I cittadini libanesi si sono detti determinati a proseguire fino a quando le loro richieste non saranno soddisfatte. In particolare, secondo quanto riferito da fonti locali nella giornata del 22 novembre, gruppi di manifestanti hanno bloccato l’autostrada tra Tripoli e Akkar, nel Nord del Paese, oltre ad altre vie d’accesso principali nella medesima zona. Ad Halba, i cittadini hanno allestito veri e propri campi, per proseguire nei sit-in. Lo stesso scenario ha interessato anche altre città a Sud, tra cui Tiro, e a Est, come Bekaa.

L’ondata di manifestazioni ha avuto inizio il 17 ottobre scorso. I manifestanti libanesi richiedono le dimissioni dell’attuale governo, elezioni anticipate con l’abbassamento dell’età degli elettori a 18 anni, e il contrasto alla corruzione dilagante tra i membri della classe politica al potere. Inoltre, è stata proposta la formazione di un governo tecnocratico, formato da esperti in grado di attuare le riforme di cui necessita il Paese.

La causa diretta che ha portato migliaia di cittadini libanesi a scendere in piazza è un piano governativo che prevede l’imposizione di una nuova tassa, dal valore di circa 20 centesimi di dollari USA, relativa all’applicazione di messaggistica istantanea WhatsApp. Sebbene alcuni abbiano definito l’ondata di proteste “La rivoluzione di WhatsApp”, si tratta di un punto di svolta dopo mesi di malcontento popolare, causato dall’incapacità del governo di far fronte al debito pubblico e risolvere le problematiche nate a livello economico.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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