La Corea del Sud rinnoverà l’accordo per la sicurezza con il Giappone

Pubblicato il 22 novembre 2019 alle 10:11 in Corea del Sud Giappone

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Alla vigilia della scadenza dell’intesa, la Corea del Sud annuncia che rinnoverà l’accordo per la condivisione delle informazioni con il Giappone, cedendo alle pressioni degli Stati Uniti che lo considerano un elemento chiave della cooperazione trilaterale tra Washington, Tokio e Seul in materia di sicurezza.

L’Accordo per la Sicurezza Generale delle Informazioni Militari (GSOMIA) scadrà il 23 novembre e il suo mancato rinnovo  avrebbe rischiato di intensificare le polemiche tra Corea del Sud e Stati Uniti, che hanno a lungo insistito sulla necessità che i suoi due alleati asiatici mettano da parte le loro discussioni e mantengano un’intensa cooperazione in materia di sicurezza. Il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, venerdì 22 novembre ha espresso la propria gioia per la decisione della Corea del Sud. “Ho sottolineato l’importanza della cooperazione tra Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti”, ha affernati Abe dopo che Seoul ha informato Tokyo del rinnovo. 

Le relazioni tra Giappone e Corea del Sud si erano inasprite il 12 luglio, quando i due Paesi asiatici si erano scontrati sulle restrizioni alle esportazioni che Tokyo aveva imposto nei confronti di Seul a causa di una disputa sui risarcimenti per il lavoro forzato svolto dai sudcoreani durante l’occupazione giapponese della penisola coreana, avvenuta tra il 1910 e il 1945. Le sanzioni imposte dal Giappone ponevano un freno all’acquisto, da parte di Seul, di quei materiali che la Corea del Sud impiega nella produzione di dispositivi tecnologici. Tale misura ha comportato danni non indifferenti ai colossi sudcoreani del settore tecnologico, tra cui la Samsung Electronics Co Ltd e la SK Hynix Inc, quest’ultima produttrice di componenti utilizzate da Apple e Huawei. Pochi giorni dopo, il 16 luglio, la Corea del Sud aveva dichiarato di avere dubbi sul rispetto da parte del Giappone delle sanzioni imposte dalle Nazioni Unite contro la Corea del Nord, che prevedevano limiti ad importazioni e esportazioni in numerosi settori, tra cui quello del petrolio. In risposta, Tokyo aveva rimosso Seul dalla lista dei Paesi “con status bianco”, ovvero con restrizioni commerciali minime.  

In tale contesto, la Corea del Sud aveva chiamato in causa Washington, storico alleato di entrambi i Paesi, affermando che le sanzioni imposte dal Giappone avrebbero impattato anche sulle aziende dell’industria tecnologica presenti negli Stati Uniti, con ricadute su scala globale. Washington aveva in risposta deciso di far intervenire il suo diplomatico specializzato nella politica Est-asiatica, David Stilwell, che si era recato a Seul il 17 luglio e aveva affermato che Washington “sarebbe intervenuto in tutte le problematiche che vedono coinvolti la Corea del Sud e gli Stati Uniti”.  L’accordo sulla condivisione di informazioni di intelligence tra Giappone e Corea del Sud è entrato in vigore il 23 novembre 2016 ed è diventato un simbolo degli sforzi di Washington per convincere due dei suoi principali alleati asiatici a mettere da parte la reciproca inimicizia e ad unirsi per contrastare sia la crescente influenza militare della Cina sia la minaccia nucleare e missilistica della Corea del Nord. Sebbene Seul insista sul fatto che il suo impegno a mantenere viva l’alleanza con Washington rimarrà intatto, la decisione di dimettersi dal GSOMIA ha dimostrato quanto fragile sia stato il successo di Washington.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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