La Cina avverte Taiwan che l’indipendenza li porterebbe al “disastro”

Pubblicato il 22 novembre 2019 alle 6:30 in Cina Taiwan

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Il governo cinese ha avvisato Taiwan che la proposta elettorale di ottenere l’indipendenza totale dalla Cina, sostenuta dal presidente Tsai Ing-wen, li sta portando verso il “disastro”.

La questione dell’indipendenza formale di Taiwan è diventata di dominio pubblico da quando Tsai ha scelto l’ex premier, William Lai, come candidato alla vicepresidenza, il 17 novembre. Lo stesso giorno, la Cina ha fatto transitare un gruppo di navi militari attraverso lo stretto di Taiwan, una mossa denunciata da Taipei come tentativo di intimidazione. In un post di Facebook, il 18 novembre, Lai ha ribadito di stare “realisticamente lavorando per l’indipendenza di Taiwan”. Ha poi aggiunto che Taiwan è già una nazione sovrana e non “attaccata” alla Cina continentale.

Rispondendo a una domanda su tali dichiarazioni, l’Ufficio cinese per gli Affari di Taiwan ha affermato che entrambe le parti dello stretto di Taiwan appartengono a “una sola Cina” e che la “riunificazione” del Paese non è qualcosa che si può fermare. L’indipendenza dell’isola “è un vicolo cieco e porterà solo un profondo disastro a Taiwan. Sarà sicuramente osteggiato da tutti i cinesi, compresi i compatrioti di Taiwan”, ha aggiunto. Il Partito democratico progressista (DPP) di Tsai e Lai è a favore dell’indipendenza formale, ma Tsai aveva precedentemente dichiarato di non voler cambiare lo status quo con la Cina. Il principale avversario di Tsai, Han Kuo-yu del partito Kuomintang, molto vicino alla Cina, ha descritto l’indipendenza formale come “peggio della sifilide”.

L’isola ad oggi intrattiene relazioni formali con solo 15 Stati: Belize, Città del Vaticano, Guatemala, Haiti, Honduras, Isole Marshall, Nauru, Nicaragua, Palau, Paraguay, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Swaziland. Taiwan e la repubblica insulare del pacifico, Kiribati, hanno annunciato l’interruzione dei legami diplomatici, il 20 settembre. Secondo Taiwan, la Cina avrebbe offerto la fornitura di aeroplani e traghetti per spingere il piccolo Stato a tale decisione. Questo sviluppo è stata un colpo particolarmente duro per Taipei, considerando che, il 16 settembre, anche le Isole Salomone avevano annunciato che avrebbero tagliato i rapporti con Taiwan. Anche questa decisione è arrivata dopo una serie di incontri del governo locale con i rappresentati cinesi, che hanno offerto 8,5 milioni di dollari all’arcipelago in fondi per lo sviluppo.

Taiwan viene considerata dalla Cina una provincia con parziale autonomia, ma l’isola gode, di fatto di un governo indipendente che si autodefinisce Repubblica di Cina (ROC) in continuità con la prima repubblica fondata sul continente cinese nel 1911 dal Partito Nazionalista Cinese (Guomindang), giunto a Taipei alla fine della guerra civile cinese nel 1949. Nello stesso anno, a Pechino veniva fondata la Repubblica Popolare Cinese che si autodefinisce unico governo legittimo di tutto il popolo cinese e chiede a tutti i Paesi con cui istituisce rapporti diplomatici di accettare il principio “una Sola Cina” che disconosce la legittimità e l’esistenza del governo di Taiwan. Negli ultimi quasi 70 anni, i rapporti tra Pechino e Taipei sono stati sempre tesi, con momenti in cui la tensione è salita alle stelle seguiti da altri di lieve distensione, a seconda delle diverse amministrazioni salite al potere a Taipei, ma caratterizzati da forti legami dal punto di vista commerciale.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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