Incontro USA-Pakistan sulla situazione in Afghanistan e in Kashmir

Pubblicato il 22 novembre 2019 alle 15:13 in Pakistan USA e Canada

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Il primo ministro pakistano, Imran Khan, e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si sono incontrati per discutere del processo di pace in Afghanistan della situazione in Kashmir. 

La notizia del colloquio tra i due uomini di Stato è stata confermata dall’ufficio di Khan in una nota, il 22 novembre. Le autorità pakistane hanno, inoltre, dichiarato che il rilascio degli ostaggi occidentali in Afghanistan è stato uno sviluppo positivo. Trump, da parte sua, ha ringraziato il premier pakistano per gli sforzi nel facilitare tale risultato, secondo la dichiarazione. Khan ha poi riaffermato l’impegno del Pakistan per l’avanzamento del processo di pace e riconciliazione “per un Afghanistan pacifico e stabile”, aggiungendo che “entrambi i leader hanno concordato di continuare a lavorare insieme per la promozione di questo obiettivo condiviso”. Apprezzando il costante impegno di Trump e l’offerta di mediazione, Khan ha sottolineato che il presidente USA deve continuare i suoi sforzi per raggiungere una soluzione pacifica della situazione in Kashmir. I due leader hanno concordato di rimanere in stretto contatto, ha concluso la dichiarazione.

Le autorità afghane hanno liberato 3 leader dei talebani, in cambio di 10 forze di sicurezza afghane e 2 professori, un americano e un australiano, il 19 novembre. Lo scambio di prigionieri è stato mediato, in parte, dall’inviato speciale statunitense, Zalmay Khalilzad. Il rappresentante USA aveva negoziato un accordo tra Stati Uniti e talebani, a settembre 2019, che avrebbe dovuto prevedere il ritiro delle truppe americane. Tuttavia, i colloqui a tale riguardo sono stati bruscamente interrotti. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha cancellato gli incontri con i leader dei talebani, che dovevano tenersi a Camp David, nel Maryland. Annunciando la cancellazione dei negoziati, l’8 settembre, Trump aveva citato l’attentato talebano a Kabul del 5 settembre, in cui 12 persone, tra cui un soldato USA, sono state uccise. Lo scambio di prigionieri del 18 novembre, tuttavia, potrebbe rappresentare un passo verso il riavvio dei colloqui tra Stati Uniti e talebani, secondo quanto riferisce il New York Times. Il quotidiano, tuttavia, sottolinea che gli Stati Uniti hanno recentemente ridotto il numero di truppe in Afghanistan di 2.000 unità, potenzialmente diminuendo la propria influenza in eventuali negoziati futuri con i talebani. Oggi, nel Paese asiatico, sono presenti tra i 12.000 e i 13.000 soldati statunitensi. 

Il Kashmir, invece, vive una situazione di estrema tensione a partire dal  5 agosto, quando il governo indiano ha abolito lo status speciale della contesa regione indiana del Kashmir, per ragioni di sicurezza. A seguito della rimozione dell’autonomia, dopo giorni di coprifuoco e blocco di internet e delle comunicazioni, il Kashmir è stato colpito da un’ondata di proteste. Alcune di queste sono state caratterizzate dal lancio di pietre contro i militari. Il gruppo per la tutela dei diritti umani, Amnesty International, ha affermato che la situazione in Kashmir è “senza precedenti” nella recente storia della regione. Secondo l’organizzazione le detenzioni e la repressione del dissenso hanno contribuito a “diffondere paura e alienazione” nella regione. In tale contesto si inseriscono i contrasti tra India e Pakistan in relazione al Kashmir, che vanno avanti da decenni. Tale regione si trova al confine tra i due Paesi ed è suddivisa in 3 aree, tutte oggetto di dispute territoriali e causa di rivalità. Ad incrementare ulteriormente le tensioni tra i due Stati asiatici, le accuse dell’India al Pakistan in merito al sostegno fornito ai militanti separatisti nel Kashmir, smentito da Islamabad. 

 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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