Tensioni USA-Cina sulla questione di Hong Kong

Pubblicato il 21 novembre 2019 alle 15:13 in Cina USA e Canada

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La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato 2 progetti di legge ideati per sostenere i manifestanti di Hong Kong e per inviare un avvertimento in Cina sui diritti umani. Pechino chiede a Trump di porre il veto.

I progetti di legge sono stati approvati il 20 novembre e saranno ora inviati alla Casa Bianca perché il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, possa firmarli o porre il veto. La Camera ha approvato le misure con 417 voti a favore e uno contro. Il giorno precedente, il Senato le aveva fatte passare all’unanimità. Il progetto di legge è noto come “Hong Kong Human Rights and Democracy Act” e richiede al Dipartimento di Stato USA di certificare, almeno una volta l’anno, che Hong Kong abbia un livello sufficiente di autonomia e prevede sanzioni contro i funzionari responsabili delle violazioni dei diritti umani a Hong Kong.

La decisione dei rappresentati statunitensi ha fatto infuriare la Cina. Il quotidiano statale “People’s Daily” ha descritto la misura come “un pezzo di carta straccia” e una “grave provocazione contro l’intero popolo cinese” in un editoriale pubblicato il 21 novembre. “Se gli americani vanno per la propria strada, la Cina prenderà misure efficaci per contrastarli risolutamente e tutte le conseguenze devono essere interamente sostenute dagli Stati Uniti”, si legge nell’editoriale. Questo clima rischia seriamente di minare i colloqui commerciali in corso tra Washington e Pechino per la fine della guerra commerciale. Trump deve ancora confermare se firmerà o meno l’atto. Tuttavia, secondo quanto riferisce la CNN, il presidente USA, finora, è apparso reticente a sfidare la Cina sulla questione di Hong Kong.  

Le mobilitazioni ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo e sono nate a seguito della presentazione di una controversa proposta di legge che prevedeva l’estradizione in Cina. La proposta è stata ritirata, ma dopo pochi mesi, si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Oggi, sono diventate quotidiane e i leader delle proteste stanno cercando il supporto internazionale contro l’ingerenza cinese nella città semi-autonoma. La scorsa settimana ha visto alcune delle peggiori violenze in più di 5 mesi di proteste. Lunedì 11 novembre, un agente di polizia ha sparato a distanza ravvicinata contro una persona che faceva parte delle proteste. Lo stesso giorno, in un incidente separato, un uomo che esternava posizioni pro-Pechino è stato cosparso di benzina e dato alle fiamme dai manifestanti. 

Gli attivisti pro-democrazia di Hong Kong hanno 4 principali richieste, oltre quella relativa al ritiro di una proposta di legge che permetteva l’estradizione in Cina, che l’esecutivo di Hong Kong ha cancellato definitivamente il 4 settembre. La prima riguarda l’avvio di una inchiesta indipendente su ciò che è accaduto nel corso delle proteste, sia in riferimento alla condotta dei manifestanti, ma sopratutto per quanto riguarda l’utilizzo della violenza da parte delle autorità. La seconda è quella di ottenere elezioni libere e democratiche, sul modello di Taiwan. La terza richiesta prevede invece l’abbandono del termine “rivolta” in riferimento alle manifestazioni in corso ad Hong Kong. Infine, gli attivisti chiedono che vengano annullati i capi d’accusa indirizzati contro coloro che fino ad ora sono stati arrestati. 

La guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, invece, è cominciata il 23 marzo 2018, quando Washington ha imposto dazi del 25% e del 10% sulle importazioni rispettivamente di acciaio e alluminio. Tale decisione ha direttamente colpito la Cina. Lo stesso giorno, Trump ha annunciato un piano di tariffe e sanzioni commerciali sui beni importati per un valore stimato intorno ai 60 miliardi di dollari. Pechino ha risposto il giorno seguente, annunciando tasse nei confronti di 128 prodotti americani per un valore di 3 miliardi di dollari. Ulteriori aumenti delle tariffe sono stati implementati durante i mesi successivi, in una continua escalation. Oggi dopo ben oltre un anno di guerra commerciale, i dazi americani sono arrivati a colpire quasi la totalità dei prodotti cinesi esportati negli Stati Uniti. Allo stesso tempo, i coltivatori e allevatori statunitensi stanno fortemente soffrendo la diminuzione delle esportazioni di soia e maiale verso la Cina.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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