Siria: il primo attacco contro un campo profughi, almeno 12 morti

Pubblicato il 21 novembre 2019 alle 9:06 in Medio Oriente Siria

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Il corrispondente di Al-Jazeera in Siria ha riferito che 12 persone sono state uccise a seguito di un attacco condotto dalle forze del regime siriano contro un campo profughi, mercoledì 20 novembre.

Il campo è situato nella città di Kah, nell’area settentrionale di Idlib, vicino al confine con la Turchia. Secondo quanto riportato, diversi sono stati i feriti, tuttora in condizioni critiche, causati da missili via terra lanciati dalla periferia di Aleppo. Il campo, a detta di al-Jazeera, ospita migliaia di sfollati e le vittime sono state in gran parte donne e bambini. I missili hanno causato altresì un incendio nell’area colpita.

Secondo quanto riferito da Sham Network, si tratta del primo attacco di tale tipo condotto contro un campo profughi al confine con la Turchia. È probabile che i missili abbiano avuto origine nelle fabbriche della Difesa siriana, nei siti di milizie iraniane o nell’aeroporto militare di Abu Adh Dhuhur, situato a 45 km a Sud di Aleppo. La medesima fonte ha altresì riferito di scontri scoppiati nel villaggio di Misherfah, alla periferia di Idlib, nella serata di martedì 19 novembre. Qui le forze del regime sono inizialmente riuscite a prendere il controllo dell’area, ma soltanto per alcune ore. Gli scontri hanno causato morti e feriti tra le file del regime, e 7 prigionieri.

Nelle stesse ore dell’offensa a Kah, attacchi aerei russi hanno causato morti e feriti in altre aree del medesimo governatorato, nel Nord-Ovest della Siria, e, nello specifico, nelle municipalità di Babila, al-Hamidiyia e nella città di Ma`arat al-Nu`man, nel sud di Idlib. Sei persone sono morte, tra cui bambini, e diversi sono stati i feriti.

La Siria è testimone di un perdurante conflitto civile, che ha avuto inizio il 15 marzo 2011. A causa della guerra, metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale del Paese è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente, Bashar Al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime. L’area Nord-occidentale, tra cui Idlib, rappresenta l’ultima porzione di territorio ancora nelle mani dei ribelli.

Sin dalla fine del mese di aprile 2019, la provincia di Idlib e le aree adiacenti, nel Nord-Ovest del Paese, hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si aggiungono i violenti combattimenti concentrati nell’area settentrionale di Hama. Sebbene nei primi tre mesi i combattimenti fossero concentrati soprattutto nell’area rurale di Hama, le forze del regime hanno iniziato, l’8 agosto, ad ampliare il proprio raggio di azione nella periferia meridionale di Idlib. La recente escalation ha costretto alla fuga più di 400.000 persone, la maggior parte delle quali ha cercato rifugio nella regione di confine con la Turchia, nel Nord di Idlib. Metà delle vittime del conflitto sono donne e bambini. A ciò si aggiunge la distruzione di scuole e strutture sanitarie e civili.

Dopo circa quattro mesi di combattimenti e 950 civili morti, il 30 agosto, l’esercito russo aveva reso noto di aver accettato un cessate il fuoco unilaterale nella regione Nord-occidentale di Idlib, che avrebbe rispettato anche il regime siriano a partire dalla mattina di sabato 31 agosto. Si tratta di una regione con postazioni strategiche, in cui l’esercito siro-russo sta cercando di riguadagnare terreno attraverso operazioni via terra. Tuttavia, già a partire dal 10 settembre, tale tregua è stata violata. Uno degli ultimi attacchi risale all’11 novembre, quando 7 civili sono morti nel Sud e nel Sud-Est.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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