Rep. Dem del Congo: militanti islamisti uccidono 19 persone e bruciano una chiesa cattolica

Pubblicato il 21 novembre 2019 alle 18:51 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Un gruppo di militanti islamisti nella Repubblica Democratica del Congo ha ucciso almeno 19 persone, nella notte di mercoledì 20 novembre, in una regione orientale del Paese, al confine con l’Uganda. Tale attentato giunge in risposta all’aumento delle campagne militari condotte dalle forze di sicurezza nazionali contro i ribelli dell’area. Gli aggressori, che, secondo quanto rivelato da fonti governative, fanno parte delle Forze Democratiche Alleate, un gruppo islamista ugandese, hanno altresì rapito diverse persone e dato fuoco a una chiesa cattolica durante la loro avanzata.

L’esercito della Repubblica Democratica del Congo ha iniziato un’offensiva lungo il confine ugandese circa 3 settimane fa, il 30 ottobre 2019. In questa zona, le Forze Democratiche Alleate sono operative da oltre due decenni. Si tratta di una delle numerose fazioni armate attive nell’est del Congo a partire dalla fine della guerra, protrattasi nel Paese dal 1998 al 2003. Alcuni attentati perpetrati dal gruppo ugandese sono stati rivendicati dall’Isis, ma i legami tra le formazioni terroristiche non sono ancora del tutto chiari.

Nella notte tra venerdì 15 e sabato 16 novembre, sospetti militanti islamici avevano ucciso altre 15 persone, sempre nella zona orientale del Paese. Gli attacchi erano avvenuti nel villaggio di Mbau e nei dintorni. Tra le vittime, 6 erano membri di una sola famiglia e altre 7 facevano parte di un gruppo di etnia pigmea che abitava in una foresta poco distante. I loro corpi sono stati trovati legati, e le gole recise. “I ribelli stanno attaccando i civili per disseminare confusione e panico tra la popolazione”, aveva spiegato Donat Kibwana, amministratore regionale della vicina città di Beni. I residenti di Mbau hanno riferito che la reazione dei soldati all’attacco dei ribelli è avvenuta solo dopo molte ore, facendo eco a varie critiche già mosse in simili situazioni passate. 

Si stima che circa 160 formazioni ribelli, con un totale di oltre 20.000 combattenti, siano ancora attivi nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Negli ultimi 20 anni, le Nazioni Unite hanno cercato di stabilizzare la situazione del Paese africano dispiegando una forza di pace di circa 15.000 persone.

Il presidente della Repubblica Democratica del Congo, Felix Tshisekedi, eletto a gennaio 2019, sta tentando di riportare la stabilità nelle regioni orientali del Paese, dove sono frequenti anche gli scontri armati tra vari gruppi etnici. Diversi membri delle milizie si sono arresi, sono stati catturati o sono rimasti uccisi ma la violenza persiste, soprattutto nella provincia di Nord Kivu, a Sud di Ituri.

Dopo aver guadagnato l’indipendenza dal Belgio, nel 1960, La Repubblica Democratica del Congo, Stato africano ricco di risorse, non è mai riuscito ad effettuare una transizione di potere pacifica. La violenza ha raggiunto il culmine e si è estesa in tutta la nazione dopo che l’attuale presidente congolese, Joseph Kabila, nel dicembre 2016, ha deciso di rimanere al potere per il terzo mandato presidenziale. Da allora, il conflitto ha forzato più di 1 milione e mezzo di congolesi ad abbandonare le proprie case, mentre più di 3,000 sono morti, tra l’ottobre 2016 e l’agosto 2017, nella sola regione di Greater Kasai. Il 4 agosto 2017, l’UNICEF ha denunciato la situazione, rendendo noto che la Repubblica Democratica del Congo sta affrontando una delle peggiori crisi umanitarie al mondo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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