Libia: un drone italiano precipita a Tarhuna

Pubblicato il 21 novembre 2019 alle 12:45 in Italia Libia

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Le Forze Armate italiane dello Stato Maggiore della Difesa hanno affermato, mercoledì 20 novembre, che un velivolo a pilotaggio remoto, appartenente all’Aeronautica Militare, è precipitato in Libia, nell’area di Tarhuna, città situata a 65 km a Sud-Est di Tripoli.

Si tratta di un Predator, drone impiegato in una missione nel quadro dell’operazione Mare Sicuro, il cui obiettivo è svolgere attività di sostegno alla Guardia Costiera e alla Marina Militare libiche per contrastare traffici marittimi illeciti e garantire la sicurezza marittima. Secondo quanto riferito in una nota dello Stato Maggiore della Difesa, sono state avviate indagini per comprendere le circostanze e le cause dell’incidente.

Dal canto loro, fonti mediatiche dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, hanno riferito di aver abbattuto, nel pomeriggio del 20 novembre, un aereo delle forze tripoline nell’area di Souk al-Ahad, nei pressi di Tarhuna.  Dal lato opposto, invece, fonti dell’Aeronautica del governo tripolino hanno riferito, sempre il 20 novembre, che nessun velivolo appartenente a Tripoli è stato abbattuto o disperso. Tuttavia, il portavoce dell’LNA, Ahmed al-Mismari, nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Bengasi, ha chiesto al governo italiano di fornire una spiegazione ufficiale circa la presenza di un drone italiano nello spazio aereo libico.

Il Predator fa parte dei velivoli spia dell’Aeronautica Militare italiana, provenienti dalla base di Sigonella, situata in Sicilia. Questo è di produzione statunitense ed è progettato per missioni di ricognizione e di attacco al suolo. Come riferito dal Ministero della Difesa italiano, tale tipo di drone è stato impiegato in diverse missioni, tra qui quelle in Iraq, Afghanistan, Libia, Somalia e nel Golfo di Aden.

Tarhuna è la seconda città libica, per grandezza, sotto il controllo delle forze di Haftar ed è stata più volte oggetto di scontri tra le forze dell’Esercito Nazionale Libico e quelle del governo di Tripoli. Uno degli ultimi attacchi da parte delle forze tripoline risale al 6 settembre scorso, quando droni di Tripoli sono stati lanciati verso Tarhuna in risposta alla distruzione di un deposito di armi da parte delle forze di Haftar, situato al confine orientale della medesima città, avvenuta il 5 settembre. La mossa, incoraggiata dal premier tripolino e capo del Consiglio presidenziale, Fayez al-Sarraj, era stata considerata un preludio ad una nuova operazione militare su ampia scala.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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