Italia: Lamorgese presenta le linee programmatiche del Viminale

Pubblicato il 21 novembre 2019 alle 18:33 in Immigrazione Italia

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Il ministro dell’Interno italiano, Luciana Lamorgese, ha presentato le linee programmatiche del suo dicastero.

È quanto rivelato, mercoledì 20 novembre, dal Ministero dell’Interno, il quale ha altresì reso noto che la presentazione delle linee programmatiche ha avuto luogo nel corso di una audizione parlamentare presso la Commissione Affari Costituzionali della Camera dei deputati.

Nel corso dell’audizione, Lamorgese ha evidenziato il ruolo del suo dicastero nel fornire risposte alle esigenze del Paese, del quale deve captare bisogni e allarmi. Il focus dell’azione si rivolge alla sicurezza del Paese, nelle sue varie forme, la quale è motore e prerogativa di sviluppo e crescita.

Il primo tema ad essere stato trattato dal ministro è l’immigrazione. In tale ambito, Lamorgese ha fatto riferimento al ruolo dell’Unione Europea, alla quale è richiesto un rinnovamento che possa consentire l’adattamento alle sfide comuni e allo scenario evolutivo di un fenomeno dalle forti ricadute. In tale ambito, ha dichiarato Lamorgese, è necessario che i Paesi membri dell’UE siano ispirati da principi di solidarietà e di condivisione.

È in linea con tali principi che si collocano le linee di indirizzo sulle politiche migratorie, già anticipate da Lamorgese lo scorso 7 novembre in occasione dell’audizione parlamentare presso il Comitato Schengen. Il fenomeno migratorio deve, secondo il ministro, essere affrontato con un approccio politico multilivello, nel quale riveste un ruolo particolare la stabilizzazione del Nord Africa e lo sviluppo dell’Africa Sub-Sahariana. In tale ottica, Lamorgese ha sottolineato la rilevanza dell’avvio di un dialogo più intenso tra l’Unione Europea e l’Unione Africana, oltre che con i Paesi membri di quest’ultima, al fine di concordare politiche efficaci e durature. Così facendo, le politiche potranno tutelare sia gli interessi dell’Italia, sia dell’intera Europa. In tale contesto, ha sottolineato il ministro, è necessario che l’Europa sostenga con forza le iniziative finalizzate alla stabilizzazione della Libia, primo tra tutte il Memorandum d’intesa firmato nel 2017, in scadenza nel febbraio 2020, con il quale l’Italia si impegnava a finanziare le infrastrutture di accoglienza della Libia e a fornire sostegno alle autorità per il contrasto all’immigrazione irregolare.

In vista della scadenza del Memorandum, Lamorgese ha già riferito al Parlamento l’intenzione di rinnovare l’intesa, la quale dovrà però essere migliorata all’insegna del miglioramento delle condizioni dei centri di detenzione, dei migranti e dei richiedenti asilo. Tale miglioramento verrà effettuato in vista della graduale chiusura delle strutture già esistenti, le quali verranno sostituite con centri a gestione diretta delle Nazioni Unite.

In riferimento al fenomeno migratorio, si colloca anche l’intenzione di Lamorgese di incrementare il ricorso ai corridoi umanitari, oltre al piano per il rafforzamento delle capacità di sorveglianza dei confini meridionali terresti della Libia.

In materia di immigrazione, Lamorgese ha inoltre ricordato quanto accordato nel corso del vertice di Malta dello scorso 23 settembre. Con l’accordo che ne è conseguito, Italia, Malta, Francia e Germania hanno concordato di voler porre fine alle prolungate trattative tra Stati che hanno causato il blocco, talvolta per settimane, di imbarcazioni con a bordo centinaia di persone in cerca di asilo, sancendo, tra le altre misure, l’obbligatorietà della redistribuzione dei migranti e l’impiego di “tempi rapidi”, ovvero circa 4 settimane, per i ricollocamenti e la redistribuzione sia di chi ha ottenuto lo status di rifugiato, sia della totalità dei richiedenti asilo.

In tale ottica si colloca anche l’annuncio di Lamorgese in merito all’intenzione di ottenere una seria riforma del sistema comune europeo di asilo, oltre che una più intensa azione dell’esecutivo dell’UE mirata a negoziare nuovi accordi per i rimpatri e per spronare l’implementazione di quelli già in vigore. In materia di rimpatri, il ministro ha rivelato che dall’1 gennaio al 14 novembre 2019, l’Italia ha rimpatriato 5.940 migranti, a fronte dei 5.395 dello stesso periodo dello scorso anno.

A minare la sicurezza nazionale del Paese concorre inoltre il terrorismo. In tale ambito, Lamorgese ha riconosciuto la mancata presenza di attentati di matrice jihadista in Europa nell’ultimo periodo. Tuttavia, ha sottolineato il ministro, il quadro internazionale rimane caratterizzato da tensioni e conflitti, motivo per cui è necessario che rimangano elevati gli sforzi condotti in materia di prevenzione. È in tale ambito che si colloca l’azione di osservazione e monitoraggio degli obiettivi considerati potenzialmente sensibili, condotta principalmente attraverso l’operazione Strade Sicure, la quale deve essere integrata con forti sinergie tra la polizia postale e le unità antiterrorismo. In particolare, tali sinergie saranno valide nel contrasto e nel monitoraggio dei foreign fighter, così come verranno in tale ambito ampliate le collaborazioni con altri Paesi.

Un ulteriore ambito che si rivela caratterizzato da un fattore di rischio per l’Italia è la sicurezza cibernetica. In tale settore, Lamorgese ha sottolineato come lo sviluppo del sistema tecnologico sia un elemento abilitante per la crescita del Paese, ma al tempo stesso di fragilità e vulnerabilità. In tale ambito, il ministro ha ricordato la legge approvata lo scorso 13 novembre dal Parlamento, la quale aveva definito una serie di fattori interenti al perimetro di sicurezza cibernetica.

Anche internamente, l’attenzione del Viminale è posta sul contrasto alla mafia e alle associazioni criminali, nazionali e internazionali, le quali costituiscono un fattore di rischio per la sicurezza e la stabilità del Paese. Negli ultimi anni, ha rivelato il ministro, il fenomeno della criminalità organizzata ha assunto modelli organizzativi e operativi sempre più differenziati, richiedendo dunque un continuo adattamento delle relative strategie operative delle forze di sicurezza. Tali strategie mirano alla cattura dei latitanti, oltre al costante aggiornamento della rilevazione della presenza delle associazioni criminali e delle conseguenti attività condotte da queste.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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