I dubbi sulla presenza militare USA in Corea del Sud

Pubblicato il 21 novembre 2019 alle 15:41 in Corea del Sud USA e Canada

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Una fonte sudcoreana ha rivelato che gli Stati Uniti stanno prendendo in considerazione una riduzione significativa del numero di truppe in Corea del Sud, se Seoul non contribuirà maggiormente alle spese militari.  

Washington ha interrotto i colloqui sui finanziamenti alla Difesa con la Corea del Sud dopo aver chiesto a Seoul di aumentare il suo contributo annuale a 5 miliardi di dollari, una cifra di 5 volte maggiore all’attuale budget. Se confermata, si tratterebbe di una rara dimostrazione pubblica di discordia nell’alleanza tra i due Paesi. Nessuna delle parti ha confermato tali cifre, ma il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha affermato che la presenza militare degli Stati Uniti in Corea del Sud ha “un valore 5 miliardi di dollari”. “Sembrerebbe che gli Stati Uniti si stanno preparando a ritirare una brigata nel caso in cui i negoziati con la Corea del Sud non vadano bene”, ha affermato una fonte anonima a Washington. Una brigata militare conta tra i 3.000 e i 4.000 soldati. Ci sono circa 28.500 le truppe degli Stati Uniti attualmente stanziati in Corea del Sud, che rimane tecnicamente in stato di guerra con la vicina Corea del Nord, a seguito del conflitto del 1950-1953.

Tuttavia, il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Mark Esper, ha dichiarato di non essere a conoscenza di alcun piano per ritirare 4.000 truppe dalla Corea del Sud. “Non stiamo minacciando gli alleati, siamo in trattativa con loro”, ha riferito ai giornalisti durante un viaggio in Vietnam. La Casa Bianca non ha immediatamente risposto a una richiesta di commento. Stephen Biegun, rappresentante speciale degli Stati Uniti per la Corea del Nord, ha dichiarato, mercoledì 20 novembre, di ritenere che Washington debba continuare a mantenere le truppe nel Paese. “La Corea del Sud è tra i nostri più importanti partner. Ciò non significa che ottenga la presenza gratuitamente. Siamo nel mezzo di un duro negoziato per la condivisione degli oneri con i sudcoreani”, ha affermato Biegun.

Tali discussioni arrivano in un momento particolarmente teso nella penisola coreana. I negoziati tra USA e Corea del Nord erano ripresi il 5 ottobre a Stoccolma. Il tentativo di dialogo, tuttavia, non era stato particolarmente positivo. Il capo della delegazione nordcoreana aveva accusato gli Stati Uniti di essere “inflessibili”, annunciando un immediato stop ai negoziati. Kim Myong Gil, dopo aver passato gran parte della giornata a dialogare con la controparte statunitense, aveva criticato l’inflessibilità dei suoi interlocutori, affermando che i diplomatici di Washington non si distaccavano dal loro “vecchio punto di vista e atteggiamento”. “I negoziati non hanno soddisfatto le nostre aspettative e alla fine sono stati interrotti”, aveva spiegato Myong Gil, ai giornalisti presenti fuori dall’ambasciata nordcoreana. 

Gli Stati Uniti stanno cercando “attivamente” di convincere la Corea del Nord a tornare ai negoziati, secondo quanto ha dichiarato il 10 novembre il consigliere per la Sicurezza Nazionale della Corea del Sud. Tuttavia, la Corea del Nord ha rifiutato la proposta degli Stati Uniti di intavolare nuovi colloqui, affermando che non è interessata a ulteriori incontri, mirati unicamente a tenere buoni i nordcoreani prima della fine dell’anno, scadenza che Pyongyang ha imposto a Washington per mostrare maggiore flessibilità nei negoziati.  “Se negoziare una soluzione ai problemi fosse possibile, saremmo pronti a incontrarci con gli Stati Uniti in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento”, ha dichiarato Kim Myong Gil all’agenzia di stampa ufficiale KCNA. Tuttavia, il negoziatore ha affermato che la proposta di nuovi colloqui aveva “il sinistro obiettivo di placarci”. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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