Bolivia vara decreto di impunità per i militari

Pubblicato il 21 novembre 2019 alle 6:30 in America Latina Bolivia

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Il gabinetto ad interim che ha assunto il potere la settimana scorsa in Bolivia ripete un mantra: “riappacificare il paese”. Le intenzioni, tuttavia, si scontrano con le dichiarazioni che hanno aumentato la tensione nelle proteste. Jeanine Áñez, la senatrice succeduta alla presidenza a Evo Morales, autoproclamata senza l’appoggio della maggioranza parlamentare, ha firmato un decreto che esime dalla responsabilità penale i militari mobilitati per le proteste. I collaboratori della presidente assicurano che non equivale alla “licenza di uccidere”, ma gli organismi internazionali si sono comunque allarmati.

La disposizione che regola l’intervento delle Forze Armate accanto alla polizia nelle strade del paese è stato emessa venerdì, lo stesso giorno in cui almeno nove manifestanti sono morti per mano degli agenti durante uno scontro in una zona, nota per le coltivazioni di coca, vicina alla città di Cochabamba. “Il personale delle Forze Armate che parteciperà alle operazioni per ristabilire l’ordine interno e la stabilità politica”, ai sensi dell’articolo 3 del decreto 4078, “sarà esente da responsabilità penali quando, in forza delle funzioni costituzionali, agirà in legittima difesa o secondo necessità, in osservanza dei principi di legalità, di assoluta necessità e di proporzionalità”. Il Movimento al Socialismo (MAS), il partito boliviano di sinistra dell’ex presidente Morales, ha annunciato questa domenica un ricorso per anticostituzionalità.

La decisione ha destato la preoccupazione di varie organizzazioni. La Commissione Interamericana dei Diritti Umani, un organo dell’Organizzazione degli Stati americani (OSA), ha condannato il decreto senza mezzi termini. “Il grave decreto della Bolivia disconosce gli standard internazionali sui diritti umani e per il suo stile incentiva la repressione violenta. L’azione di questo tipo di decreto contravviene all’obbligo degli Stati di indagare, di processare, di giudicare e di sanzionare le violazioni sui diritti umani”, ha denunciato la commissione.

Human Rights Watch ha chiesto l’abrogazione della decisione. Secondo il direttore della Divisione Americhe dell’ONG, José Miguel Vivanco, il decreto costituisce un precedente pericoloso. “L’annunciato decreto supremo 4078 della Bolivia non è conforme agli standard internazionali e, in concreto, invia alle forze militari il pericolosissimo messaggio di avere carta bianca per commettere abusi. Deve essere urgentemente ritirato”, ha comunicato.

I collaboratori di Áñez, che da giorni controbattono che le proteste hanno portato a sommosse, danni e atti di vandalismo, hanno provato a ridurre la preoccupazione. “È stato autorizzato affinché l’Esercito, la forza armata della nazione, possa partecipare alla difesa della società”, ha rilasciato ai giornalisti il ministro ad interim della presidenza, Jerjes Justiniano.

La repressione degli agenti e dei militari nelle proteste, in cui secondo il rapporto della Commissione Interamericana sono morte almeno 23 persone, ha ricevuto anche le critiche dell’alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, che ha espresso preoccupazione per gli eccessi delle forze di sicurezza in un contesto estremamente volatile in cui il divario tra le parti sembra irrecuperabile.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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