Balcani: a un anno dai dazi, continua lo stallo tra Kosovo e Serbia

Pubblicato il 21 novembre 2019 alle 19:44 in Kosovo Serbia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

A un anno di distanza dall’imposizione dei dazi sui beni provenienti dalla Serbia, il Kosovo non ha cambiato idea e questa sua posizione non mostra segni di cedimento, segnalando la possibilità che il congelamento delle relazioni tra i due Paesi sia destinato a continuare, nonostante le pressioni dell’UE e la sua disponibilità a mediare e a ridurre le tensioni.

È quanto segnalato da The Associated Press, il quale ha annunciato che il nuovo governo del Kosovo, ancora da nominare, difficilmente rimuoverà le tariffe del 100% sui beni serbi e bosniaci. Tali dazi erano stati imposti il 21 novembre 2018, il giorno dopo la votazione sull’ingresso del Kosovo nell’Interpol, ostacolata dalla Serbia, accusata di aver condotto propaganda negativa contro Pristina.

Tuttavia, il leader del partito vincitore delle elezioni dello scorso 6 ottobre, Vetevendosje, Albin Kurti, nonché probabile futuro premier di Pristina, ha dichiarato che le tariffe imposte sui beni serbi e bosniaci sono una dimostrazione della natura del Kosovo quale stato sovrano e di prontezza internazionale.

Eppure, ad un anno dalla loro imposizione, i dazi hanno impattato negativamente sull’economia del Kosovo, ha sottolineato il presidente della Camera di Commercio del Kosovo, Berat Rukiqi, il quale ha presentato i dati in merito alla crescita dell’inflazione, passata dall’1.1% al 3% nell’arco di 12 mesi.

Neanche gli imprenditori locali hanno beneficiato del tutto della misura imposta dal governo kosovaro. Il tentativo di sviluppare beni sostitutivi a quelli serbi, improvvisamente diventati più costosi, si è rivelato difficile e caro per le aziende del settore delle costruzioni, le quali hanno difficilmente trovato fonti alternative da cui acquistare materiali solitamente importati dalla Serbia.

Secondo le stime, circa un quarto delle importazioni totali del Kosovo proviene dalla Serbia, la quale ottiene circa 400 milioni di euro da Pristina, ma altrettante sono le perdite stimate per l’anno corrente.

Stando a quanto riportato da The Associated Press, la Serbia ritiene che le tariffe imposte dal Kosovo violino gli accordi regionali in merito alla libertà di movimento e di scambio, motivo per cui, come dichiarato dal presidente di Belgrado, Aleksandar Vucic, il dialogo tra i due Paesi potrà riprendere soltanto quando Pristina annullerà i dazi.

Da parte sua, invece, il premier uscente del Kosovo, Ramush Haradinaj, il quale aveva deciso l’imposizione delle tariffe, ha dichiarato di ritenere che il proprio Paese non debba abbandonare la sua posizione. Le tariffe, ha dichiarato Haradinaj nel giorno dell’anniversario dalla loro imposizione, rappresentano una vittoria per il Kosovo e per i suoi produttori, consumatori e per la sua bandiera.

Nel frattempo, il probabile futuro premier del Kosovo, Albin Kurti, ha dichiarato di essere disposto a rimuovere i dazi imposti sui beni provenienti dalla Serbia, in cambio del riconoscimento di quest’ultima, la quale deve accettare i 33 accordi di reciprocità che sanciscono gli standard e le regole commerciali di entrambi gli Stati.

Tale possibilità, però, evidenzia The Associated Press, è difficile che si concretizzi, dato che la Serbia insiste di aver già accettato tutte le condizioni imposte nel corso del dialogo promosso dall’UE, la quale pone la risoluzione della questione kosovara quale precondizione per l’accesso della Serbia nel blocco comunitario.

Le relazioni tra Pristina e Belgrado sono in stallo da un anno, ovvero da dopo che il Kosovo aveva imposto dazi sui beni importati dalla Serbia in virtù dell’ostruzionismo portato avanti da Belgrado in merito al possibile ingresso di Pristina nell’Interpol.  Nello specifico, la decisione di Pristina di imporre tariffe del 100% sui beni importati dalla Serbia era arrivata mercoledì 21 novembre 2018, ovvero il giorno dopo la votazione sull’ingresso del Kosovo nell’Interpol, tenutasi durante l’Assemblea Generale dell’organizzazione a Dubai. Il Kosovo aveva bisogno dei due terzi dei consensi a sostegno del suo ingresso, ma solo 68 Paesi avevano votato in suo favore, 51 si erano opposti e 16 si erano astenuti. In seguito al risultato, Haradinaj aveva espresso la sua profonda delusione e aveva accusato la Serbia di aver combattuto una feroce campagna contro l’adesione di Pristina all’Interpol. Il 17 ottobre 2019, il primo ministro uscente del Kosovo, Ramush Haradinaj ha ritirato la domanda in merito all’ammissione di Pristina nell’Interpol.

La Serbia, inoltre, è stata più volte accusata dal Kosovo di condurre una campagna per convincere altri Paesi a ritirare il riconoscimento dell’indipendenza di Pristina, in cambio dell’esenzione del visto per la Serbia. Da parte sua, la Serbia ha negato le accuse, dichiarando che tale gesto era soltanto una dimostrazione di amicizia. 

Dal momento della sua indipendenza, il 17 febbraio 2008, al 27 luglio 2019, il Kosovo aveva ricevuto il riconoscimento della sua indipendenza da parte di 115 Paesi. Tuttavia, negli anni, 16 Paesi hanno revocato il riconoscimento del Kosovo, portando il totale a 99 Stati sui 193 delle Nazioni Unite.  Il primo Stato ad aver ritirato il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo è stato il Suriname, il 27 ottobre 2017. Successivamente, hanno revocato il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo anche il Burundi, la Papua Nuova Guinea, il Lesotho, le Comore, la Dominica, il Grenada, le Isole Salomone, il Madagascar, la Repubblica di Palau, il Togo, la Repubblica Centrafricana e il Ghana.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Jasmine Ceremigna

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.