Arabia Saudita: il re parla di Yemen, Iran e Aramco

Pubblicato il 21 novembre 2019 alle 6:10 in Arabia Saudita Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Regno saudita sta cercando di giungere ad una risoluzione politica in Yemen, e ha affermato che nell’attacco contro Aramco del 14 settembre scorso sono state impiegate armi di provenienza iraniana.

A dichiararlo è il sovrano dell’Arabia Saudita, il re Salman bin Abdulaziz, il 20 novembre, nel corso di un discorso tenuto al Consiglio della Shura saudita, un organo consultivo di 150 membri con poteri limitati, tra cui proporre leggi al re e al governo. Il primo riferimento, relativo allo Yemen, è da legare al cosiddetto accordo di Riad, firmato il 5 novembre scorso nella capitale saudita, tra il governo centrale yemenita e le forze secessioniste del Sud del Paese, rappresentate dal Consiglio di Transizione meridionale.

Sebbene il patto miri innanzitutto a porre fine alle conflittualità tra tali due parti, a detta dell’Arabia Saudita, l’accordo rappresenta un passo significativo che porterà ad una soluzione politica anche per il perdurante conflitto in Yemen, scoppiato il 19 marzo 2015. “Il Paese spera che l’accordo di Riad apra le porte a colloqui di pace più ampi in Yemen”, sono state le parole del monarca.

Il secondo riferimento va, invece, all’attacco compiuto contro due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, situati nelle province di Abqaiq e Khurais, nell’Est dell’Arabia Saudita, colpiti da raid aerei, rivendicati dal gruppo di ribelli sciiti Houthi. L’impianto di Abaiq tratta la materia prima dell’oleodotto più grande al mondo, il gigante Ghawar, e lo esporta a Juaymah e Ras Tanura, l’impianto di carico a largo della costa, anch’esso, a sua volta, il maggiore a livello internazionale. Sebbene siano stati i ribelli a rivendicare l’attacco, gli Stati Uniti e altri Paesi a livello internazionale hanno sospettato del coinvolgimento di Teheran. Ora, il re saudita parla di impiego di armi iraniane.

Nel suo nuovo messaggio verso l’Iran, il re Salman ha affermato che Teheran deve rendersi conto che davanti a sé ha delle scelte serie da dover compiere e di cui deve assumersi la responsabilità in caso di conseguenze negative. Da parte sua, il Regno è pronto a difendere il suo popolo da ogni tipo di aggressione. Il monarca saudita ha poi evidenziato che il suo Paese è stato vittima di politiche e azioni, da parte del regime iraniano e dei suoi delegati, che, ultimamente, hanno raggiunto una certa sistematicità, attraverso operazioni che minano qualsiasi possibilità di pace e sicurezza nella regione del Golfo. Nello specifico, è stato sottolineato che sono stati 286 i missili balistici e 289 i droni lanciati contro il Regno. Tuttavia, a detta di re Salman, ciò non ha avuto ripercussioni sul cammino di crescita del Regno o sulla vita di cittadini e residenti.

Sul fronte interno, re Salman ha affermato che il suo obiettivo è stabilizzare i mercati petroliferi a livello mondiale, in modo da soddisfare le esigenze sia di produttori sia di consumatori. In questo quadro, si colloca la decisione relativa alla quotazione in borsa del gigante petrolifero saudita Saudi Aramco. In particolare, l’organo di vigilanza della Borsa saudita ha ufficializzato il 2 novembre scorso l’apertura di un’offerta pubblica iniziale (IPO) che porterà la società saudita a vendere parte delle proprie quote in borsa a investitori pubblici, in modo da aumentare il proprio capitale. Potrebbe trattarsi di una delle IPO maggiori della storia, in cui la percentuale delle azioni di vendita dovrebbe oscillare tra 20 e 40 miliardi di dollari, pari tra l’1 e il 2%.

A tal proposito, il monarca saudita ha dichiarato che l’IPO di Aramco consentirebbe agli investitori all’interno e all’esterno del Regno di partecipare, creerebbe migliaia di posti di lavoro e aumenterebbe le dimensioni del mercato azionario saudita. Non da ultimo, è stato ribadito che i fondi sarebbero destinati ad alimentare il Fondo pubblico per gli Investimenti, per promuovere progetti promettenti per il Paese. Re Salman ha altresì sottolineato che il rapido recupero di Aramco, in termini di capacità di produzione di petrolio, dopo gli attacchi subiti ha dimostrato l’abilità del Regno di soddisfare la domanda globale, anche in caso di carenze.

Il periodo dell’IPO ha avuto inizio il 17 novembre, e durerà fino al 4 dicembre prossimo. In tale lasso di tempo, gli eventuali acquirenti dovranno presentare le proprie proposte. Il 5 dicembre si prevede l’annuncio del prezzo finale.

Saudi Aramco rappresenta uno dei pilastri per l’approvvigionamento energetico mondiale. La società estrae circa il 10% del petrolio del mondo, soprattutto nell’Est del Regno, e nel 2018 ha prodotto un valore netto pari a circa 111 miliardi di dollari. Sebbene la società guadagni più di ogni altra azienda, secondo alcuni analisti, l’abbassamento dei prezzi del petrolio, la crisi climatica ed i rischi geopolitici potrebbero porre diversi dubbi agli investitori. Ciò potrebbe portare Aramco a volgere lo sguardo alle ricche famiglie locali, ai fondi sovrani o a clienti di rilievo, tra cui la Cina.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.