Afghanistan: lanciata l’operazione “Pamir 110” a Kunduz

Pubblicato il 21 novembre 2019 alle 17:17 in Afghanistan Asia

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Le forze di sicurezza afghane hanno lanciato un’operazione su larga scala, denominata “Pamir 110”, nella provincia settentrionale di Kunduz.

L’operazione è iniziata la sera del 20 novembre, alle 22 ora locale, e il fine ultimo è quello di liberare la periferia della città da un gruppo di insorti, secondo quanto ha dichiarato il Ministero della Difesa (MoD) in una nota. Le forze afghane, “ben preparate per la missione” si sono avvicinate alla città di Kunduz da varie direzioni, secondo il documento ministeriale. Il generale Nabiullah Mirzayi, con il 217 ° Corpo di Pamir, ha invitato le persone a cooperare con le forze di sicurezza durante l’operazione. Tuttavia, non sono state fornite ulteriori informazioni sugli insorti di Kunduz.

L’operazione arriva in un momento di diffuse violenze in Afghanistan. Almeno 13 soldati afgani sono stati uccisi e altri 5 sono rimasti feriti in un attacco talebano contro una base militare nella provincia di Kunduz, la sera del 19 novembre. Un gruppo di combattenti talebani ha assaltato una base militare nel villaggio di Arbabkhel, nel distretto di Imam Sahib. I talebani hanno immediatamente rivendicato la responsabilità dell’attacco. L’assalto raffredda le speranze di instaurare un dialogo con i talebani, a seguito della liberazione di 3 leader del gruppo militante, in cambio di 10 forze di sicurezza afghane e 2 professori, un americano e un australiano, effettuato lo stesso giorno.

Lo scambio di prigionieri è stato mediato, in parte, dall’inviato speciale statunitense, Zalmay Khalilzad. Il rappresentante USA aveva negoziato un accordo tra Stati Uniti e talebani, a settembre 2019, che avrebbe dovuto prevedere il ritiro delle truppe americane. Tuttavia, i colloqui a tale riguardo sono stati bruscamente interrotti. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha cancellato gli incontri con i leader dei talebani, che dovevano tenersi a Camp David, nel Maryland. 

Annunciando la cancellazione dei negoziati, l’8 settembre, Trump aveva citato l’attentato talebano a Kabul del 5 settembre, in cui 12 persone, tra cui un soldato USA, sono state uccise. Lo scambio di prigionieri del 18 novembre, tuttavia, potrebbe rappresentare un passo verso il riavvio dei colloqui tra Stati Uniti e talebani, secondo quanto riferisce il New York Times. Il quotidiano, tuttavia, sottolinea che gli Stati Uniti hanno recentemente ridotto il numero di truppe in Afghanistan di 2.000 unità, potenzialmente diminuendo la propria influenza in eventuali negoziati futuri con i talebani. Oggi, nel Paese asiatico, sono presenti tra i 12.000 e i 13.000 soldati statunitensi. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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