USA-Kenya: sanzioni contro l’ex procuratore generale Amos Sitswila Wako

Pubblicato il 20 novembre 2019 alle 6:26 in Kenya USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni all’ex procuratore generale del Kenya, Amos Sitswila Wako, accusandolo di essere coinvolto in un caso di corruzione “significativa”. È quanto si legge in una dichiarazione del segretario di Stato americano Mike Pompeo, rilasciata lunedì 18 novembre, in cui si specifica che l’imposizione di precise sanzioni ricadrà non solo su di lui, ma anche sulla moglie e sul figlio. In particolare, a Wako, che è stato procuratore generale del Kenya durante il complesso passaggio dal governo monopartitico alla democrazia, e alla sua famiglia, sarà vietato l’ingresso negli Stati Uniti. “L’azione odierna trasmette un forte segnale del fatto che gli Stati Uniti sono un partner prezioso nella lotta del Kenya contro la corruzione”, recita la dichiarazione.

Washington, in passato, ha già più volte criticato Wako durante il suo mandato come procuratore generale dal 1991 al 2011. Ciò che gli veniva rimproverato, nello specifico, era di non aver fatto abbastanza per reprimere la corruzione e di essere lui stesso parte di quel sistema. Nel 2009, il governo americano gli aveva già imposto un divieto di viaggio, accusandolo di aver ostacolato la lotta contro la corruzione nel suo Paese e di bloccare le riforme politiche messe in atto dopo le violenze post-elettorali del 2007. La mossa, tuttavia, aveva scatenato un’aspra controversia diplomatica con il Kenya.

Dopo essere stato procuratore generale, Wako, 73 anni, è stato eletto senatore nel 2013 e, con un secondo mandato, nel 2017. Attualmente è anche membro della Building Bridges Initiative, un think tank composto da 14 persone voluto dal presidente Uhuru Kenyatta e dal leader dell’opposizione Raila Odinga con l’obiettivo di pacificare il Paese dopo le tensioni riesplose in seguito alle elezioni presidenziali del 2017. 

Wako è stato inserito nella lista nera americana in base a un ordine esecutivo che proibisce ai funzionari dei governi stranieri coinvolti nei casi di corruzione, così come ai loro parenti stretti, di entrare liberamente negli Stati Uniti.

Nell’estate del 2017, in seguito alle votazioni dell’8 agosto, avvenute in un clima di scontri popolari, Kenyatta era stato proclamato presidente del Kenya, vincendo con il 54,8% dei voti, contro il rivale Raila Odinga, che aveva invece ottenuto il 44,93% dei consensi. Il giorno seguente, l’oppositore aveva riferito che i sistemi elettronici della commissione elettorale erano stati hackerati, dichiarando che le elezioni era state truccate per favorire il processo democratico. Successivamente, almeno 5 persone sono poi morte nel corso degli scontri che hanno invaso il Paese. Due cittadini sono stati uccisi a Nairobi, mentre un altro è morto a South Mugirango, a circa 300 chilometri dalla capitale, nel corso delle colluttazioni con le forze di polizia.

Secondo quanto riportato dall’Unione Africana (AU) e dalla East African Community Observer Mission in Kenya, le elezioni si erano svolte correttamente, poiché non si era verificato alcun hackeraggio. Il primo settembre 2017, tuttavia, la Corte Suprema kenyota ha annullato i risultati, chiamando nuovamente i cittadini alle urne per il 26 ottobre 2017. Di conseguenza, le proteste sono aumentate, raggiungendo il picco i primi di ottobre, quando Odinga ha ritirato la propria candidatura, chiedendo una riforma del comitato elettorale. Le seconde votazioni del 26 ottobre, caratterizzate da scontri e violenze, tuttavia, hanno confermato nuovamente Kenyatta come presidente del Kenya, con il 98,2% dei voti.

Le elezioni passate in Kenya sono sempre state caratterizzate dalla violenza. Nel 2008, 1,100 persone persero la vita, mentre altre 650,000 furono costrette ad abbandonare le proprie case. Da quando nel 2010 è stata adottata una nuova costituzione, il Kenya ha intrapreso una trasformazione politica significativa, che ha visto la creazione di un sistema democratico più stabile. Nonostante ciò, l’amministrazione di Kenyatta, in carica dal 26 marzo 2013, ha continuato ad affrontare diverse sfide importanti, come la lotta alla corruzione, lo sviluppo dell’economia locale, e il miglioramento della sicurezza nazionale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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