UE raccomanda a Ucraina di comprare gas dalla Russia

Pubblicato il 20 novembre 2019 alle 8:43 in Russia Ucraina

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La Commissione europea ha raccomandato all’Ucraina di acquistare gas direttamente dalla Russia per un importo di circa 15 miliardi di metri cubi all’anno, riducendo le costose forniture inverse. Lo ha riferito all’agenzia di stampa russa TASS una fonte delle istituzioni UE, su cui è stato mantenuto l’anonimato ma di cui l’agenzia moscovita afferma essere ben informata dei colloqui a tre Russia-Ucraina-UE sul gas.

“La Commissione europea ha raccomandato che dal 2020 Kiev ritorni agli acquisti diretti di gas russo per un importo di circa 15 miliardi di metri cubi l’anno al fine di ridurre il costo degli acquisti inversi dello stesso gas” – ha affermato l’interlocutore della TASS, che ha spiegato inoltre che un ritorno agli acquisti diretti aumenterebbe l’interesse della Russia per l’utilizzo del sistema ucraino di trasporto del gas per trasferire gas in Europa, oltre a ridurre la tensione sulla questione delle tariffe del gas. Secondo la fonte, la parte ucraina sta cercando di compensare i costi aggiuntivi che Kiev sostiene in relazione al rifiuto delle forniture dirette aumentando le tariffe per il pompaggio del gas russo.

La fonte ha rifiutato di commentare la richiesta della Russia di ritirare tutte le rivendicazioni reciproche delle due imprese che gestiscono il trasporto, la russa Gazprom e l’ucraina Neftogaz, in cambio di uno sconto sui prezzi.

La compagnia statale ucraina di Naftogaz ha negato le informazioni secondo cui la Commissione Europea avrebbe raccomandato a Kiev dal 2020 di acquistare direttamente gas naturale dalla Russia ed ha comunicato che la proposta russa “non è conveniente”.

In precedenza, la Commissione europea aveva proposto di tenere la seconda riunione tecnica di esperti provenienti da Russia, Ucraina e UE il 19 novembre per preparare la prossima tornata di consultazioni ministeriali tripartite sul gas, prevista per la fine di novembre. Tuttavia, nessuna delle parti ha confermato l’incontro tecnico.

Il prezzo del trasporto del gas russo verso l’Europa attraverso l’Ucraina è stato oggetto di polemiche tra Mosca e Kiev sin dalla fine degli anni ’90. Normalmente il governo ucraino accettava tariffe basse per il transito in cambio di un prezzo di favore sulla vendita diretta di gas russo. Dal 2014, a seguito della rottura con Mosca, l’Ucraina acquista il gas russo indirettamente, tramite la UE.

Nel 2014 la decisione del presidente ucraino Janukovič di non procedere a una maggiore integrazione con l’Unione Europea provocò manifestazioni di massa a Kiev e nell’Ucraina occidentale, conosciute come “EuroMajdan” dal nome della piazza principale della capitale ucraina dove si riunivano i manifestanti. A seguito delle proteste Janukovič lasciò il paese e si formò un governo filo-occidentale. Mosca definì quello di Kiev un “colpo di stato” e sostenne l’autonomia e la successiva integrazione nella Federazione russa della Crimea nel marzo 2014.  Nell’est dell’Ucraina, il Donbass a maggioranza russofona, si sono formate due entità autoproclamate, la Repubblica Popolare di Donetsk e la Repubblica Popolare di Lugansk, appoggiate dalla Russia. Un negoziato sponsorizzato da Francia e Germania, noto come “formato Normandia” portò a una serie di accordi firmati a Minsk tra il 2015 e il 2016, che prevedono il reintegro delle due repubbliche ribelli nello stato ucraino con ampia autonomia. Nessuna delle due parti, tuttavia, ha finora applicato gli accordi, ma dall’elezione di Volodymyr Zelenskij alla presidenza dell’Ucraina lo scorso aprile i negoziati sono ripresi.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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