Somalia: drone USA uccide membro chiave di al Shabaab

Pubblicato il 20 novembre 2019 alle 13:43 in Somalia USA e Canada

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Un ufficiale dell’intelligence somala ha rivelato, mercoledì 20 novembre, che un drone americano ha eliminato uno dei membri chiave del gruppo jihadista di al Shabaab. L’uomo, che ha preferito parlare in condizioni di anonimato, ha dichiarato che il militante dell’organizzazione somala manteneva contatti anche con altri gruppi estremisti stranieri con l’obiettivo di pianificare futuri attentati. Alcuni testimoni locali hanno riferito che il veicolo del militante somalo è stato attaccato martedì 19 novembre al di fuori della città di Kunya Barow, controllata dai combattenti di al Shabaab e situata nella regione meridionale di Lower Shabelle.

L’esercito statunitense ha confermato l’attacco in una nota, specificando che il membro dell’organizzazione colpito dal drone USA aveva legami diretti con al-Qaeda. Secondo gli Stati Uniti, l’offensiva è stata effettuata in coordinamento con il governo somalo. Un esperto delle Nazioni Unite aveva rivelato a inizio mese che al Shabaab era diventata in grado di produrre da sola i suoi esplosivi.

I terroristi somali di al Shabaab restano la minaccia più grave per la stabilità del Paese e di tutta la regione. I militanti sono soliti compiere attentati contro soldati, anche stranieri, in particolare americani, e altri obiettivi militari, ma non mancano attacchi perpetrati nei confronti di civili o del personale delle missioni internazionali, tra cui l’AMISOM, istituita dall’Unione Africana. La forza di peacekeeping è stata stabilita il 19 gennaio 2007 con un mandato iniziale di 6 mesi, successivamente prolungato nel corso degli anni. I Paesi che ne fanno parte sono Uganda, Kenya, Burundi, Somalia, Etiopia, Gibuti e Sierra Leone. Attualmente, 22.000 soldati dell’Unione si trovano in Somalia, ma entro il 2020 è previsto il loro ritiro definitivo dal Paese, decisione che era stata approvata dal Consiglio di pace e sicurezza dell’Unione Africana. Tuttavia, il susseguirsi degli attacchi di al Shabaab, la corruzione e le lotte intestine all’interno dei ranghi militari somali preoccupano la comunità internazionale, gettando alcuni dubbi sul fatto che l’esercito nazionale sia pronto ad assumere indipendentemente il comando della gestione della sicurezza nel Paese del Corno d’Africa.

Al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, è un gruppo jihadista fondato nel 2006 e affiliato ad al-Qaeda. L’obiettivo della sua rivolta è quello di rovesciare il governo di Mogadiscio, appoggiato dall’Onu, per prendere il potere e imporre la propria visione della legge islamica. In seguito al ritiro del 1994, le truppe americane sono tornate a operare in Somalia nel gennaio 2007. Il Country Report on Terrorism 2017 del governo americano, come quello del 2016, ha inserito la Somalia tra i rifugi sicuri per il terrorismo in Africa, insieme alla regione del Lago Ciad e alla zona trans-sahariana. Il report riferisce che, nel 2017, i terroristi somali hanno utilizzato diverse aree del Paese per architettare e condurre attentati a causa dell’incapacità delle forze di sicurezza locali di attuare riforme e di adottare una legislazione utile ad innalzare la difesa della Somalia. Nel febbraio del 2017, il presidente Mohamed Abdullahi Mohamed Fermajo, ha dichiarato lo Stato di guerra contro il gruppo terroristico.

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Chiara Gentili

di Redazione

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