Nicaragua: tensione tra Ortega e la Chiesa

Pubblicato il 20 novembre 2019 alle 8:39 in America Latina America centrale e Caraibi

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Lunedì 18 novembre, quando sui social network è stato annunciato che un gruppo di donne avrebbe iniziato uno sciopero della fame nella Cattedrale metropolitana di Managua per chiedere il rilascio di coloro che sono stati arrestati nel contesto della repressione contro le proteste che chiedevano la fine del mandato del presidente Daniel Ortega tra aprile 2018 e giugno 2019, la polizia ha creato un recinto attorno al tempio e dozzine di sostenitori del capo dello stato sandinista hanno fatto irruzione e hanno aggredito un prete e una suora.

La Chiesa nicaraguense ha catalogato l’accaduto come una “profanazione” e attraverso una dichiarazione ha richiesto che Ortega “prendesse provvedimenti immediati” in modo che tutti i luoghi di culto cattolici nel paese fossero rispettati. Si chiede inoltre alla polizia “di ritirare le loro truppe che assediano e intimidiscono” i fedeli. L’incidente della Cattedrale mostra la tensione nei rapporti tra la Chiesa e il governo, che ha accusato i sacerdoti di istigare quello che secondo il governo sandinista è un tentativo di colpo di stato, da quando sono scoppiate le proteste il 18 aprile 2018.

L’assedio delle forze di sicurezza alle chiese cattoliche si è intensificato durante il fine settimana, dopo che Ortega ha riferito in relazione alla crisi in Bolivia che la “via elettorale” era stata esaurita e ha giustificato l’uso delle armi “per prendere il potere con mezzi rivoluzionari”. Le parrocchie sono state assediate dalla polizia in varie parti del paese e attaccate da pietre dai militanti sandinisti sotenitori di Ortega. Il regime ha preso di mira specificamente una chiesa: San Miguel Arcángel, a Masaya, dove 14 persone sono in sciopero della fame accompagnati dal pastore, Edwin Román, che ha svolto attività a favore dei manifestanti sin dall’inizio della crisi. Ortega ha ordinato il taglio dei servizi idrici ed energetici e ha arrestato 13 persone che hanno cercato di portare aiuto all’interno della chiesa. L’assedio, durato sei giorni, è terminato martedì 19 novembre.

Messe, pellegrinaggi e altri atti religiosi sono spazi in cui le persone mostrano la loro opposizione al governo del Nicaragua. I sacerdoti si sono espressi contro la repressione e le violazioni dei diritti umani e nei momenti più difficili della crisi hanno rischiato la loro integrità, come è accaduto a Sébaco, nel nord del Nicaragua, quando monsignor Rolando Álvarez ha portato un’immagine sacra in processione durante gli scontri a fuoco. O quando tutti i vescovi del paese si sono recati a Masaya, occupata da gruppi paramilitari sandinisti, per evitare un massacro. “L’ingresso dei vescovi in città è un’epopea di tipo medievale” – racconta una fonte vicina alla Chiesa.

La Chiesa a lungo ha mediato tra Ortega e gli oppositori, riuniti nell’Alleanza Civica, ma ha fallito a causa del rifiuto del presidente di convocare elezioni anticipate. 

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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