Migranti: Atene annuncia la chiusura dei centri di accoglienza

Pubblicato il 20 novembre 2019 alle 17:26 in Grecia Immigrazione

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La Grecia ha annunciato che chiuderà i centri di accoglienza, i quali verranno sostituiti con centri di detenzione restrittiva.

È quanto annunciato dal governo, ripreso da Deutsche Welle, il quale ha altresì dichiarato che in aggiunta a tale misura saranno incrementati i controlli alla frontiera e verranno eliminate le strozzature che caratterizzano l’iter per l’approvazione della richiesta d’asilo.

Le chiusure riguarderanno solo alcuni centri e, insieme alle altre misure annunciate dal governo, mirano a dissuadere i migranti a partire per la Grecia. A tale riguardo, il portavoce del governo, Stelios Petas, ha dichiarato che le misure dell’esecutivo di Atene devono essere “un chiaro messaggio” per coloro che sono intenzionati a recarsi clandestinamente nel Paese europeo senza essere in possesso dei requisiti per ottenere l’asilo.

Ad essere interessati sono principalmente i centri di accoglienza delle isole dell’Egeo, già al centro delle misure del governo di Atene, il quale ha avviato in precedenza un piano per la redistribuzione dei migranti nell’entroterra, al fine di fornire una risposta allo stato di sovraffollamento di tali centri.

Nello specifico, stando a quanto dichiarato da Petas, il governo predisporrà la costruzione di centri chiusi pre-partenza, i quali renderanno più semplice il monitoraggio degli spostamenti dei richiedenti asilo e preverranno l’abbandono autonomo dei migranti, i quali talvolta cercano di raggiungere autonomamente l’entroterra.

Più nello specifico, Al Jazeera English riporta, mercoledì 20 novembre, che il governo ha imposto la chiusura dei centri di accoglienza delle isole di Chio, Samo e Lesbo. Quest’ultima, in particolare, è luogo della struttura di Moria, il quale attualmente ospita 36.400 migranti. Secondo i dati di Al Jazeera English, ciascuno dei tre centri ha indicativamente una capacità di 4.500 persone.

Per tale ragione, il coordinatore delle politiche migratorie del governo ellenico, nonché viceministro della Difesa, Alkiviadis Stefanis, ex generale dell’Esercito ed ex Capo di Stato Maggiore, ha dichiarato che la priorità al momento è decongestionare le isole. Successivamente, i nuovi centri che verranno costruiti, i quali avranno una capacità di 5.000 migranti ciascuno, avranno il compito di identificare, ricollocare e curare i rimpatri dei richiedenti asilo.

Parallelamente, anche le isole di Kos e Leros saranno oggetto delle misure del governo. Tali isole ospitano strutture minori, le quali saranno rimodellate secondo le linee dell’esecutivo e ampliate per rispondere alle nuove esigenze.

In aggiunta, i migranti in soggiorno presso le strutture non potranno ora lasciare i centri di accoglienza fino a quando non avranno ricevuto il riconoscimento dello status di rifugiato. A quel punto, potranno essere ricollocati nell’entroterra, o rimpatriati in Turchia, principale porto di partenza.

Le nuove misure del governo interesseranno anche le organizzazioni non governative, di cui solo quelle autorizzate potranno rimanere nel Paese e continuare a svolgere le proprie attività, secondo quanto dichiarato da Stefanis.

Secondo le stime dell’IOM, dall’1 gennaio al 15 novembre 2019 i migranti che hanno raggiunto l’Europa sono stati 105.386, di cui 86.109 via mare. Il numero di morti e dispersi ammonta invece a 1.091, di cui 695 nella rotta del Mediterraneo Centrale, la quale vede la Libia tra i principali porti di partenza, 325 nella rotta occidentale, la quale coinvolge Marocco e Algeria, e 71 nella rotta orientale, il cui principale porto di partenza è la Turchia. 

In particolare, per quanto concerne la Grecia, secondo i dati dell’IOM e delle autorità nazionali di Atene, dall’1 gennaio al 17 novembre 2019, nel Paese sono arrivati via mare 50.371 migranti, ovvero 21.814 in più dello stesso periodo dello scorso anno.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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