Libia: attacco contro fabbrica di biscotti, un crimine di guerra

Pubblicato il 20 novembre 2019 alle 16:00 in Africa Libia

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Il Ministero dell’Interno del governo tripolino ha affermato che l’attacco del 18 novembre, contro una fabbrica di biscotti nei pressi di Tripoli, costituisce un crimine di guerra.

Questo, a detta del Ministero, è stato condotto dalle forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate dal generale Khalifa Haftar. Nello specifico, nella giornata di lunedì 18 novembre, almeno 7 persone sono state uccise ed altre 15 ferite a causa di un attacco aereo condotto contro una fabbrica di biscotti situata a Wadi Rabea, un’area situata a 21 km dalla capitale Tripoli.

Secondo quanto riferito dall’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamé, tra le vittime vi sono 5 migranti mentre il portavoce dell’apparato di sicurezza ed emergenza, Osama Ali, ha affermato che il bilancio finale include 10 morti e 20 feriti. Inoltre, un’ambulanza è stata distrutta e un ospedale ha subito gravi danni. Un portavoce del Ministero della Salute tripolino, Malek Merset, ha poi aggiunto che sono almeno 33 gli operai della fabbrica trasportati in ospedale, per la maggior parte provenienti da Niger e Bangladesh.

Da un lato, il Ministero tripolino ha invitato le ambasciate dei principali Paesi, le Nazioni Unite e la Corte penale internazionale ad agire e a perseguire gli autori di questo crimine, inclusa la fabbrica cinese produttrice dei velivoli impiegati in questa come nelle altre operazioni. Dall’altro lato, l’Unione Europea, nella giornata del 19 novembre, ha espresso la propria vicinanza alle famiglie delle vittime dell’attacco di Wadi Rabea. Il portavoce dell’Unione Europea per gli Affari Internazionali e le politiche di sicurezza, Maja Kocijancic, ha sottolineato che il diritto internazionale e, in particolare, quello umanitario, devono essere rispettati e che è necessario mettere in atto misure che garantiscano la protezione dei civili. Tutte le parte coinvolte nel conflitto sono poi state invitate a porvi fine, in quanto non può esistere, secondo l’Europa, una soluzione militare, ma solo politica.

Nelle giornate del 18 e 19 novembre, poi, si sono altresì intensificate le offensive contro città libiche occidentali, tra cui Salahaddin,  mentre il dipartimento per le emergenze del centro medico di Misurata ha riferito che nella notte del 18 novembre si è verificata una delle più violente offensive, che ha causato il ferimento di 12 civili, tra cui una donna.

Oltre a condannare quanto accaduto a Wadie Rabea, in un discorso del 18 novembre, Ghassan Salamé ha dichiarato che sono stati circa 800 gli attacchi per mezzo di droni condotti dall’Esercito di Haftar, rispetto ai 240 del governo tripolino. Per l’inviato Onu, l’offensiva contro Tripoli ha assistito, ultimamente, a diversi attacchi per mezzo di artiglieria pesante ed ha condannato l’ondata di violenza e la recente escalation, in cui sono stati reclutati anche mercenari. Inoltre, più di 200 civili sono stati uccisi e circa 128.000 sfollati dall’inizio del conflitto, a detta di Salamé.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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