La Turchia “neutralizza” 10 militanti del PKK in Iraq

Pubblicato il 20 novembre 2019 alle 11:03 in Medio Oriente Turchia

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Almeno 10 individui appartenenti al PKK sono stati “neutralizzati”, mercoledì 20 novembre, durante un’operazione delle forze di sicurezza turche nell’Iraq settentrionale, secondo quanto riferito dal Ministero della Difesa nazionale turco.

“Dieci terroristi del PKK che stavano pianificando un attacco sono stati neutralizzati insieme alle loro armi pesanti, munizioni e carburante in un’operazione condotta nella regione di Haftanin nell’ambito dell’operazione Claw-3, che continua con successo nel Nord dell’Iraq”, ha affermato il Ministero della Difesa di Ankara. Le autorità turche utilizzano la parola “neutralizzato” nelle dichiarazioni pubbliche per implicare che i terroristi in questione si sono arresi o sono stati uccisi o catturati. Il 27 maggio, la Turchia ha lanciato “l’Operazione Claw” contro il PKK nella regione di Hakurk, nel Nord dell’Iraq. Oltre 400 militanti del PKK sono stati neutralizzati in Iraq negli ultimi 4 mesi, secondo il Ministero.

I militanti del PKK, attivi sin dagli anni 80 contro la Turchia, sono basati soprattutto nell’Iraq del Nord, nella regione Qandil, a Sud di Hakurk e a Nord di Erbil. Il PKK opera in Turchia, nel Nord dell’Iraq e partecipa all’Unità di protezione popolare (YPG) in Siria, dove è stato molto attivo nella lotta all’ISIS. Il PKK ha anche una sezione iraniana, il Kurdistan Free Life Party (PJAK), che ha combattuto a fianco di Teheran in numerose occasioni, fin dal 2004. L’insorgenza del PKK ha avuto inizio in Turchia nel 1984, e da allora sono state uccise, tra le guerriglie e gli scontri, oltre 40 000 persone. Sia Ankara, sia l’Unione Europea e gli Stati Uniti considerano il partito un’organizzazione terroristica.

Secondo il Ministero dell’Interno turco, il PKK ha sfruttato le elezioni amministrative dello scorso marzo per far giungere al potere sindaci da controllare facilmente una volta eletti, in modo da incrementare il sostegno all’organizzazione e ha portato avanti una vasta campagna di arresti. Da parte sua, il Partito democratico del popolo pro-curdo (HDP), che ha avuto buoni risultati durante le elezioni municipali, ha dichiarato che le detenzioni sono avvenute sulla base di un mandato “fondato su menzogne e motivazioni illecite”. Quanto accaduto, secondo l’HDP, “è un nuovo ed evidente golpe, nonché una chiara presa di posizione da parte del governo contro la volontà politica della minoranza curda”.  

La Turchia tende a definire le forze curde  come “organizzazioni terroristiche” a causa di legami con il PKK. Quest’ultimo, da decenni, ha condotto una campagna armata per raggiungere l’autonomia in Turchia ed è considerato un’organizzazione illegale da Ankara. L’operazione in Turchia, lanciata il 9 ottobre nel Nord-Est della Siria, secondo Erdogan, era necessaria per salvaguardare la sicurezza turca contro i militanti curdi. Questa ha colpito le Syrian Democratic Forces (SDF), guidate dalle Unità di Protezione del Popolo curdo (YPG), sono state il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria. Tuttavia, negli ultimi anni, erano riuscite ad ampliare il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali della Siria, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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