Hong Kong: manifestanti ancora barricati nel Politecnico

Pubblicato il 20 novembre 2019 alle 9:07 in Asia Hong Kong

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Circa 100 manifestanti rimangono barricati all’interno del Politecnico di Hong Kong, circondato dalle forze dell’ordine, e alcuni hanno cercato di fuggire attraverso le fogne. Intanto, il Senato degli Stati Uniti ha approvato una misura pensata per proteggere i civili nelle proteste.

Le persone rimaste all’interno dell’università si trovano nella struttura da lunedì 18 novembre. Quel giorno, le forze dell’ordine avevano già arrestato 1.000 persone, in un raid all’interno dell’università. Alcuni si erano arresi mentre altri erano stati catturati mentre tentavano la fuga. Durante la giornata del 20 novembre, un gruppo di manifestanti rimasti nel Politecnico, con stivali impermeabili e torce, hanno provato a trovare una via di fuga attraverso le fogne. Il tentativo non ha avuto successo e il gruppo è riemerso all’interno del campus. Tuttavia, Reuters sottolinea che i livelli delle acque sotterranee sono in rapido aumento e i rischi corsi dai manifestanti sono stati alti. I vigili del fuoco, che gli studenti hanno lasciato entrare nel campus, hanno agito in modo da fermare qualsiasi ulteriore tentativo di fuga, bloccando l’unica entrata nel sistema fognario. “La fogna era maleodorante, con molti scarafaggi, molti serpenti. Ogni passo è stato molto, molto doloroso “, ha dichiarato Bowie, 23 anni, studente dell’Università di Hong Kong. “E il flusso d’acqua era forte. Hong Kong è una città molto sviluppata. Non avrei mai pensato che un giorno avrei dovuto nascondermi in una fogna o scapparci”, ha aggiunto.

Tali eventi arrivano il giorno dopo che il Senato degli Stati Uniti aveva approvato il cosiddetto “Hong Kong Human Rights and Democracy Act”. La misura tornerà ora alla Camera dei Rappresentanti, che aveva approvato la sua versione il 14 novembre. Le due Camere dovranno concordare una stesura comune prima che la legislazione possa essere inviata al presidente Donald Trump per la sua approvazione. “Il popolo di Hong Kong vede cosa sta per succedere, vede il costante sforzo di erodere l’autonomia e le sue libertà”, ha dichiarato il senatore repubblicano, Marco Rubio, all’inizio del breve dibattito al Senato. Rubio ha poi accusato Pechino di nascondersi dietro la “violenza e repressione” nell’hub finanziario asiatico. Il Senato ha approvato all’unanimità la misura, che vieterebbe l’esportazione di determinate munizioni per il controllo della folla alle forze di polizia di Hong Kong. Il disegno di legge vieta, inoltre, l’esportazione di materiale come gas lacrimogeni, spray al peperoncino, proiettili di gomma e pistole stordenti. La Cina ha fortemente criticato questa misura e il vice ministro degli Esteri di Pechino, Ma Zhaoxu, ha convocato William Klein, il consigliere ministeriale dell’ambasciata per gli Affari Politici. 

Le mobilitazioni ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo e sono nate a seguito della presentazione di una controversa proposta di legge che prevedeva l’estradizione in Cina. La proposta è stata ritirata, ma dopo pochi mesi, si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Oggi, sono diventate quotidiane e i leader delle proteste stanno cercando il supporto internazionale contro l’ingerenza cinese nella città semi-autonoma. La scorsa settimana ha visto alcune delle peggiori violenze in più di 5 mesi di proteste. Lunedì 11 novembre, un agente di polizia ha sparato a distanza ravvicinata contro una persona che faceva parte delle proteste. Lo stesso giorno, in un incidente separato, un uomo che esternava posizioni pro-Pechino è stato cosparso di benzina e dato alle fiamme dai manifestanti. 

Gli attivisti pro-democrazia di Hong Kong hanno 4 principali richieste, oltre quella relativa al ritiro di una proposta di legge che permetteva l’estradizione in Cina, che l’esecutivo di Hong Kong ha cancellato definitivamente il 4 settembre. La prima riguarda l’avvio di una inchiesta indipendente su ciò che è accaduto nel corso delle proteste, sia in riferimento alla condotta dei manifestanti, ma sopratutto per quanto riguarda l’utilizzo della violenza da parte delle autorità. La seconda è quella di ottenere elezioni libere e democratiche, sul modello di Taiwan. La terza richiesta prevede invece l’abbandono del termine “rivolta” in riferimento alle manifestazioni in corso ad Hong Kong. Infine, gli attivisti chiedono che vengano annullati i capi d’accusa indirizzati contro coloro che fino ad ora sono stati arrestati. 

di Redazione

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