Esclusiva Guardian: divulgati documenti riservati dell’UE sui migranti in Libia

Pubblicato il 20 novembre 2019 alle 19:27 in Europa Libia

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L’Unione Europea ha ammesso, in un report riservato, di non poter monitorare la guardia costiera libica. Parallelamente, l’UE ha riconosciuto che la detenzione dei migranti rappresenta un modello di business “profittevole” per il governo della Libia.

È quanto emerso, mercoledì 20 novembre, in una esclusiva pubblicata dal Guardian, il quale ha altresì sottolineato che le parole di Bruxelles giungono a poca distanza dall’annuncio del rinnovo di un accordo con la Libia finalizzato alla riduzione dei flussi migratori verso l’Europa.

Secondo il Memorandum d’Intesa con la Libia, del quale è stato annunciato il rinnovo, sostiene il Guardian, l’UE e l’Italia forniscono denaro, addestramento e imbarcazioni alla guardia costiera libica, al fine di supportarla nelle intercettazioni dei migranti nel Mediterraneo e, in aggiunta, impedire che questi raggiungano le coste europee.

La decisione di rinnovare l’intesa aveva altresì visto l’invio di ulteriori 5 milioni di euro in fondi per la Libia, nonostante nel report dell’UE si legga che le condizioni dei migranti nel Paese nordafricano siano peggiorate fortemente nell’ultimo periodo a causa di tre principali ragioni. La prima fa riferimento alle preoccupazioni dei migranti in merito alla loro sicurezza, a causa degli sviluppi del conflitto in Libia. La seconda riguarda il modo in cui si è sviluppato il sistema di traffico clandestino e contrabbando. La terza fa invece riferimento al livello economico del Paese. In aggiunta a tutto ciò, a peggiorare lo scenario concorre anche la situazione, in forte peggioramento, dei centri di detenzione, i quali sono in stato di sovraffollamento.

Il report divulgato, il quale era stato consegnato ai vertici europei lo scorso settembre, fornisce i dettagli delle sorti dei rifugiati che, nel tentativo di raggiungere l’Europa, sono stati intercettati dalla guardia costiera libica, la quale li ha riportati in centri di detenzione ufficiali e non, in condizioni, sostiene il Guardian, terribili e pericolose.

Nelle sue 13 pagine, nello specifico, il report riconosce che l’Europa ha “fatto progressi” in merito al suo obiettivo di ostacolare le partenze dalla Libia, ma i centri, stando a quanto contenuto nel report, sono teatro di diffuse violazioni dei diritti umani, morti di migranti, scomparse inspiegate, corruzione e concussione.

Il documento dell’UE, il quale è stato divulgato sebbene sia stato ad uso ristretto e riservato, è stato pubblicato in versione quasi interamente rivisitata. Tuttavia, la versione originale, secondo il Guardian, evidenzia le gravi conseguenze della situazione corrente, richiedendo altresì agli Stati interessati di rispondere il prima possibile per salvare le vite di chi viene intercettato dal sistema vigente.

Nel suo documento, inoltre, il gruppo di lavoro di alto livello sull’asilo e la migrazione della presidenza del Consiglio europeo riporta una serie di considerazioni.

In primo luogo, Bruxelles rende noto che non vi è certezza del numero dei centri di detenzione, dei quali vi è soltanto una stima. Tale previsione prende in considerazione i centri ufficiali e non ufficiali, i quali sono tra i 17 e i 35, alcuni dei quali vedono a capo le milizie libiche. Secondo le stime, inoltre, nei centri di detenzione vi sono oltre 5.000 persone, di cui 3.700 circa sono in aree di conflitto.

In secondo luogo, il report rivela che alcuni centri di detenzione sono ritenuti avere legami con i trafficanti di migranti, i quali non sono registrati in maniera sistematica. In aggiunta, sostiene Bruxelles, diverse strutture sono teatro di corruzione e concussione.

Da parte loro, si legge nel documento trapelato, i funzionari europei non possono monitorare sul campo le attività condotte nei centri di detenzione, né gli è concesso di tenere sotto osservazione la guardia costiera libica, per via di “minacce di sicurezza”.

Bruxelles riconosce inoltre che il governo libico non è riuscito a migliorare la situazione dei centri di detenzione, né a fornire una risposta ai report sulle scomparse dei migranti intercettati dalla guardia costiera libica. In aggiunta, rivela il gruppo di lavoro, “la riluttanza del governo ad affrontare i problemi fa sorgere dubbi in merito al suo stesso coinvolgimento”.

Nello specifico, si legge nel report ripreso dal Guardian, tale riluttanza risulta essere fortemente connessa alle denunce in merito alle violazioni dei diritti umani nei centri di detenzione, oltre che al fatto che le strutture rappresentino un modello di business “profittevole” per il governo libico.

Più nel dettaglio, il report rivela le stime di un episodio che si è verificato all’interno di una struttura nei pressi di Tripoli, dove almeno 53 migranti hanno perso la vita a causa di un bombardamento. Tale centro di detenzione, che ospitava circa 644 persone, era stato poco dopo riempito nuovamente dalla guardia costiera libica con nuovi migranti. In riferimento alle strutture nei pressi di Tripoli, il report rivela anche che le autorità libiche hanno concordato con le controparti europee la chiusura di tre centri di detenzione, ma ancora tale promessa non sembra essere stata attuata.

I centri di detenzione, inoltre, secondo il report, sono in stato di sovraffollamento e in cattive condizioni. Nello specifico, l’UE rivela le difficoltà che hanno tali centri in riferimento alle dotazioni sanitarie e alle scorte di cibo e di acqua.

Il  “Memorandum d’intesa sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere”, il quale dava attuazione al Trattato di Amicizia, Partenariato e Cooperazione firmato a Bengasi il 30 agosto 2008, era stato firmato dall’Italia, il 2 febbraio 2017, con il governo internazionalmente riconosciuto della Libia.

Con tale accordo, in scadenza nel febbraio 2020, l’Italia si impegnava a finanziare le infrastrutture di accoglienza della Libia e a fornire sostegno alle autorità per il contrasto all’immigrazione irregolare.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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