Bolivia: governo denuncia tentativo di attentato contro la presidente Áñez

Pubblicato il 20 novembre 2019 alle 12:39 in America Latina Bolivia

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Il ministro degli interni boliviano Arturo Murillo ha affermato che un gruppo composto da cubani, venezuelani e colombiani avrebbe preparato un attentato contro la presidente ad interim del paese, Jeanine Añez.

Per questo motivo, la presidente ha dovuto sospendere il suo viaggio fuori da La Paz, poiché le forze di sicurezza del paese andino consideravano una il gruppo una “minaccia credibile” per arrischiarsi a portare Áñez fuori dalla capitale. La presidente era attesa nel dipartimento di Beni, nel nord del paese, di cui è originaria e per cui è stata eletta senatrice.

“Abbiamo identificato un gruppo criminale che voleva attaccare la presidente, quindi abbiamo dovuto interrompere il suo viaggio nella sua terra natale. È stato molto difficile convincere la presidente a non andare a Beni perché la sua vita è in pericolo, è una questione di sicurezza dello stato” – ha detto Murillo, che ha aggiunto che il gruppo è stato scoperto grazie alle azioni combinate di militari e polizia boliviani.

Murillo ha addossato la responsabilità del presunto attentato all’ex presidente Evo Morales. “Il traffico di droga è responsabile, perché i narcotrafficanti vogliono restituire ad un terrorista e un trafficante di droga il potere in Bolivia” – ha affermato il ministro.

Nella stessa conferenza il nuovo responsabile dell’interno di La Paz ha chiesto ai contadini che effettuano blocchi sulle strade di collaborare con il nuovo governo della Bolivia: “Chiedo a tutti i boliviani di diventare soldati di questo processo di liberazione del popolo”.

Venerdì il governo di Jeanine Añez ha chiesto ai funzionari venezuelani di lasciare il paese e ha accusato Cuba di alimentare le rivolte.

Sia Cuba che Venezuela sono stati stretti alleati dell’ex presidente Evo Morales, che si è dimesso lo scorso 10 novembre dopo un controllo dell’Organizzazione degli Stati Americani che certificava “gravi frodi e brogli elettorali” in occasione del voto del 20 ottobre, quando Morales era stato confermato al primo turno per pochi decimi di punto percentuale. Dopo giorni di tensione l’esercito ha spinto Morales a lasciare il potere e a ritirarsi a Cochabamba, suo feudo elettorale, da dove è stato trasportato in Messico, dove ha ricevuto asilo politico il 13 novembre scorso. In Bolivia frattanto un parlamento senza quorum ha proclamato presidente la senatrice Jeanine Áñez, quinta in linea di successione, a seguito delle dimissioni o della rinuncia del vicepresidente Álvaro García Linera e dei presidenti e vicepresidenti di Camera e Senato. Nelle violenze in corso nel paese sono morte, finora, 25 persone.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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