Taiwan denuncia l’interferenza della Cina nelle elezioni

Pubblicato il 19 novembre 2019 alle 15:58 in Cina Taiwan

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Il presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, ha affermato che la Cina sta interferendo nelle elezioni “ogni giorno”, nel tentativo di limitare l’autonomia dell’isola.  

In occasione della presentazione della propria candidatura alle elezioni dell’11 gennaio, Tsai Ing-wen ha ribadito l’importanza di questa consultazione. Il presidente ha sottolineato l’aumento della pressione cinese e le proteste antigovernative di Hong Kong. “La nostra Repubblica, Taiwan, è un Paese, un Paese sovrano e indipendente. La nostra gente ha il diritto di scegliere il proprio presidente “, ha dichiarato ai giornalisti. Alla domanda se sostenesse l’indipendenza di Taiwan, Tsai ha affermato che l’isola ha già conquistato la propria sovranità. “Abbiamo la sovranità, abbiamo un governo, un sistema democratico libero, ci difendiamo, intratteniamo relazioni diplomatiche. Questa è la Repubblica cinese di Taiwan di cui sto parlando “, ha aggiunto Tsai.

Il presidente di Taiwan ha poi denunciato il fatto che i tentativi della Cina di influenzare le elezioni nell’isola sono “chiari e facili da vedere” e cercano di danneggiare il processo democratico. “In quanto grande Paese, a livello internazionale e locale devono comprendere di avere la responsabilità nel mantenere la pace e la stabilità regionali”, ha affermato. “La Cina sta intervenendo nelle elezioni di Taiwan e sta accadendo ogni giorno”. Pechino teme che Tsai e il suo Partito democratico progressista spingano per ottenere l’indipendenza formale di Taiwan. Nel 2005, di fronte ad un simile tentativo, la Cina ha emanato una “legge anti-secessione” che le consente di usare la forza su Taiwan in casi estremi.

L’isola ad oggi intrattiene relazioni formali con solo 15 Stati: Belize, Città del Vaticano, Guatemala, Haiti, Honduras, Isole Marshall, Nauru, Nicaragua, Palau, Paraguay, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Swaziland. Taiwan e la repubblica insulare del pacifico, Kiribati, hanno annunciato l’interruzione dei legami diplomatici, il 20 settembre. Secondo Taiwan, la Cina avrebbe offerto la fornitura di aeroplani e traghetti per spingere il piccolo Stato a tale decisione. Questo sviluppo è stata un colpo particolarmente duro per Taipei, considerando che, il 16 settembre, anche le Isole Salomone avevano annunciato che avrebbero tagliato i rapporti con Taiwan. Anche questa decisione è arrivata dopo una serie di incontri del governo locale con i rappresentati cinesi, che hanno offerto 8,5 milioni di dollari all’arcipelago in fondi per lo sviluppo.

Taiwan viene considerata dalla Cina una provincia con parziale autonomia, ma l’isola gode, di fatto di un governo indipendente che si autodefinisce Repubblica di Cina (ROC) in continuità con la prima repubblica fondata sul continente cinese nel 1911 dal Partito Nazionalista Cinese (Guomindang), giunto a Taipei alla fine della guerra civile cinese nel 1949. Nello stesso anno, a Pechino veniva fondata la Repubblica Popolare Cinese che si autodefinisce unico governo legittimo di tutto il popolo cinese e chiede a tutti i Paesi con cui istituisce rapporti diplomatici di accettare il principio “una Sola Cina” che disconosce la legittimità e l’esistenza del governo di Taiwan. Negli ultimi quasi 70 anni, i rapporti tra Pechino e Taipei sono stati sempre tesi, con momenti in cui la tensione è salita alle stelle seguiti da altri di lieve distensione, a seconda delle diverse amministrazioni salite al potere a Taipei, ma caratterizzati da forti legami dal punto di vista commerciale.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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