Sudan: scontri tra tribù rivali a Port Sudan, 3 morti

Pubblicato il 19 novembre 2019 alle 19:37 in Africa Sudan

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Almeno 3 persone sono state uccise e 24 ferite durante gli scontri avvenuti lunedì 18 novembre tra due tribù di Port Sudan, città portuale situata nel Nord-Est del Sudan. La polizia, a seguito degli avvenimenti, ha immediatamente imposto un coprifuoco notturno, che è entrato in funzione dalle 5 di pomeriggio alle 5 di mattina del giorno dopo. La violenza è esplosa nella regione, principale snodo economico del Paese, quando un famoso leader della tribù di Beni Amer, Amin Daoud, ha organizzato una manifestazione politica nella città di Port Sudan alla quale si sono opposti numerosi membri della tribù di Hadendowa, la maggiore del Sudan orientale. “Gli scontri tribali hanno ucciso 3 persone e ne hanno ferite altre 24”, ha dichiarato in una nota un comitato di medici vicino al movimento di protesta sudanese conosciuto con il nome di Forze della Libertà e il Cambiamento. Non è chiaro, tuttavia, quali siano state le precise circostanze della morte dei 3 sudanesi. Un testimone ha riferito ad Al Jazeera di aver avvistato un gruppo di persone dare fuoco a un autobus durante le manifestazioni, esplose vicino a un ospedale nel centro di Port Sudan. “Gli scontri sono terminati non appena sono intervenuti i membri delle Forze di Supporto Rapido (RSF)”, ha affermato un altro testimone. “La situazione è tuttora tesa e agenti delle RSF sono dappertutto”, ha aggiunto.

Gli scontri di carattere tribale scuotono spesso la sicurezza interna del Sudan, provocando talvolta numerose vittime. Anche Port Sudan assiste di frequente all’esplosione di proteste e scontri tra gruppi rivali o allo scoppio di rivendicazioni sindacali da parte dei lavoratori del porto. L’8 settembre, le due tribù di Beni Amer e Nuba avevano firmato un accordo di riconciliazione dopo che ad agosto una serie di scontri avevano innescato lo stato d’emergenza e causato la morte di almeno 16 persone. Le violenze erano scoppiate sempre a Port Sudan e si erano verificate poco dopo la firma di un accordo di bilanciamento e ripartizione del potere governativo tra l’esercito sudanese e i gruppi civili. I gruppi coinvolti, da una parte i membri della tribù Beni Amer, dall’altra i Nuba, non si sono confrontati per la prima volta. Contrasti tra le due fazioni erano già sorti più volte in passato.

In Sudan, dove al momento si combatte una grave crisi economica interna, aggravata dal fatto che il Paese risulta ancora inserito nella lista americana di Stati sponsor del terrorismo, l’ex presidente Omar Al-Bashir è stato estromesso dal potere l’11 aprile, dopo circa 30 anni al potere. Le manifestazioni contro il suo governo erano iniziate il 19 dicembre 2018 e in pochi mesi avevano portato all’attuazione di un colpo di Stato per mano delle forze armate. A seguito di tale evento, l’esercito del Paese aveva dichiarato l’instaurazione di un governo militare di transizione, con a capo Al-Burhan. Da allora i manifestanti erano scesi nuovamente nelle strade della capitale per continuare a protestare, chiedendo che fosse lasciato il posto ad un esecutivo civile.

Il 17 luglio, la fazione militare e quella civile del Paese hanno firmato un accordo per mettere fine alle proteste e creare un governo misto di transizione, prima di future elezioni. Il nuovo primo ministro del Sudan, Abdalla Hamdok, ha prestato giuramento, il 21 agosto, come leader del governo, promettendo di riportare la stabilità a livello nazionale, risolvere la crisi economica e garantire una pace duratura. Il capo del deposto Consiglio militare, Abdel Fattah al-Burhan, ha invece assunto il ruolo di presidente del Consiglio Sovrano, l’organo che gestirà il Paese per 3 anni e 3 mesi fino a nuove elezioni. Tale organismo è composto da 10 membri, 5 nominati dai militari e 5 dai civili, più 1 che viene designato di comune accordo tra le parti. L’accordo di pace tra civili e militari è stato firmato il 17 luglio e promette di guidare la transizione pacifica verso la democrazia mettendo fine ai conflitti in corso e cercando di soddisfare le richieste dei cittadini, desiderosi di una svolta politica dopo anni di governo autoritario da parte dell’ex presidente Omar al-Bashir.

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Chiara Gentili

di Redazione

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