Scambio di prigionieri con i talebani: liberati un ostaggio americano e uno australiano

Pubblicato il 19 novembre 2019 alle 11:19 in Afghanistan Asia

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I talebani hanno liberato 2 ostaggi, un australiano e un americano, detenuti da più di 3 anni, in cambio del rilascio di 3 leader del gruppo. Il governo afghano spera che tale accordo possa aprire la strada ai colloqui di pace. 

I due ostaggi sono lo statunitense Kevin C. King, 63 anni, e l’australiano, Timothy J. Weeks, 50 anni. Gli uomini erano professori all’Università americana di Kabul e furono rapiti nel 2016. I talebani, da parte loro, hanno chiesto la liberazione di Anas Haqqani, il fratello minore del capo delle operazioni militari del gruppo. L’uomo era uno dei principali finanziatori dei talebani afghani prima di essere catturato, nel 2014. Il secondo talebano è Hafiz Abdul Rashid, un alto comandante che è stato in carica della gestione dei kamikaze. L’uomo si occupava di scegliere gli obiettivi, di trasferire gli aspiranti attentatori in case sicure in Pakistan e in Afghanistan e di gestire le operazioni. Rashid, fratello di un membro della squadra di negoziatori talebani a Doha, era stato catturato insieme ad Haqqani nel 2014. Il terzo membro nello scambio è Hajji Mali Khan, un comandante anziano e zio del numero due nella leadership dei talebani. I tre uomini sono membri della cosiddetta “rete Haqqani”, una brutale frangia dei talebani che è basata nelle aree tribali del Pakistan, lungo il confine con l’Afghanistan. Il gruppo è stato responsabile di numerosi attentati suicidi contro civili afgani e di altrettanti attacchi contro le forze armate afghane e statunitensi. In tale contesto, la liberazione di Anas Haqqani è particolarmente importante per i militanti talebani, perché suo padre, Jalaluddin Haqqani, fondò la rete Haqqani, dove Anas era considerato una stella nascente.

Un alto funzionario dell’amministrazione Trump, parlando in condizione di anonimato, ha affermato che i 2 professori sono stati consegnati alle forze speciali statunitensi in Afghanistan orientale, nelle prime ore di martedì 19 novembre. Entrambi sembrano essere in buona salute. I 3 prigionieri talebani, invece, sono stati portati a Doha, in Qatar, e la loro liberazione sarà completata entro 2 giorni, secondo quanto hanno riferito i funzionari. La scelta del Qatar è dovuta al fatto che i talebani mantengono un ufficio politico a Doha. Inoltre, nello scambio sono stati inclusi anche 10 membri delle forze di sicurezza afghane, detenuti dai talebani. Un funzionario statunitense ha dichiarato che una volta che la loro liberazione sarà confermata, i talebani verranno a loro volta rilasciati. Annunciando che era disposto a liberare i 3 prigionieri talebani, il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, ha dichiarato che lo scambio aveva lo scopo di “facilitare i negoziati di pace diretti” tra il governo afgano e i talebani. Ghani ha anche sottolineato la speranza che questa decisione possa spingere i militanti ad accordarsi per un cessate il fuoco, almeno parziale. Il governo ha imposto la fine delle ostilità come condizione preliminare a qualsiasi colloquio. Ghani, che ha definito lo scambio una decisione “difficile ma importante”, ha aggiunto che il rilascio degli ostaggi occidentali è stato proposto dai talebani come dimostrazione di buona fede prima di qualsiasi negoziato di pace. 

Lo scambio di prigionieri è stato mediato, in parte, dall’inviato speciale statunitense, Zalmay Khalilzad. Il rappresentante USA aveva negoziato un accordo tra Stati Uniti e talebani, a settembre 2019, che avrebbe dovuto prevedere il ritiro delle truppe americane. Tuttavia, i colloqui a tale riguardo sono stati bruscamente interrotti. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha cancellato gli incontri con i leader dei talebani, che dovevano tenersi a Camp David, nel Maryland. Annunciando la cancellazione di tali discussioni, l’8 settembre, Trump ha citato l’attentato talebano a Kabul del 5 settembre, in cui 12 persone, tra cui un soldato USA, sono state uccise. Lo scambio di prigionieri del 18 novembre, tuttavia, potrebbe rappresentare un passo verso il riavvio dei colloqui tra Stati Uniti e talebani, secondo quanto riferisce il New York Times. Il quotidiano, tuttavia, sottolinea che gli Stati Uniti hanno recentemente ridotto il numero di truppe in Afghanistan di 2.000 unità, potenzialmente diminuendo la propria influenza in eventuali negoziati futuri con i talebani. Oggi, nel Paese asiatico, sono presenti tra i 12.000 e i 13.000 soldati statunitensi. 

Lo scambio del 19 novembre arriva in un possibile momento di svolta per l’Afghanistan. Ashraf Ghani, e il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, hanno concordato che il governo di Kabul incontrerà una delegazione talebana a Pechino per discutere un possibile accordo di pace. I due rappresentanti hanno intrattenuto una conversazione telefonica, lunedì 4 novembre, in cui hanno finalizzato tale decisione, secondo quanto riferito dal portavoce presidenziale Sediq Sediqqi. L’incontro si terrà nel “prossimo futuro” e sarà la prima volta che la Cina ospiterà delegazioni del governo di Kabul e dei talebani per discutere il processo di pace. “La data dell’incontro sarà annunciata dalla Cina. Il governo afgano condividerà presto un elenco dei suoi partecipanti con il governo cinese”, ha aggiunto Sediqqi. Tale svolta arriva in un momento particolarmente difficile per il Paese, caratterizzato da estreme violenze. Almeno 12 persone sono state uccise e altre 10 sono rimaste ferite dall’esplosione di un’autobomba a Kabul, il 13 novembre. Il 7 novembre, almeno 4 persone, tutti giudici, sono stati uccisi in un’imboscata nel distretto di Mohammad Agha, nella provincia di Logar. Alcuni uomini armati hanno assaltato la macchina dove si trovavano i 4 giudici, che stavano tornando a casa, uccidendo tutti i passeggeri. Si tratta dei due più recenti episodi, ma l’instabilità e le violenze in Afghanistan vanno avanti con costanza da mesi.   

 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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