Libia: Misurata in una perenne situazione di caos

Pubblicato il 19 novembre 2019 alle 12:18 in Africa Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il portavoce del comando generale dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Ahmed al-Mismari, ha annunciato che le proprie forze aeree hanno colpito 19 veicoli blindati di provenienza turca.

Questi si trovavano nella zona industriale del centro di Misurata e sono stati individuati, a detta di al-Mismari, grazie alle informazioni fornite dall’intelligence. Nello specifico, i veicoli erano stati dapprima depositati su una nave civile turca, trasferita dalla Turchia al porto della Iron and Steel di Misurata e successivamente trasportati nell’area industriale, per essere impiegati nelle violente operazioni a danno della sicurezza della Libia. La notizia è giunta nelle prime ore del 19 novembre mentre l’operazione fa riferimento al giorno precedente, il 18 novembre.

Secondo quanto riportato da al-Arabiya, per l’LNA si tratta di una nuova violazione da parte di Ankara verso la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con cui è stata vietata la vendita e il trasferimento di armi in Libia. Misurata si trova sotto il controllo del governo tripolino e riveste un’importanza strategica e militare. Da tale luogo, le forze di Tripoli lanciano aerei da guerra e droni, ed è qui che ricevono armi e munizioni dall’estero.

Il comando generale dell’LNA ha ribadito il suo avvertimento alle autorità turche contro la continua fornitura di supporto militare alle “milizie terroristiche” e ha chiesto loro di astenersi dall’utilizzare la città di Misurata per operazioni militari, con il fine ultimo di preservare la sicurezza degli abitanti e delle strutture dell’area. Per l’Esercito Nazionale Libico, utilizzare navi e aerei civili per trasferire veicoli e attrezzatura di tipo militare rappresenta una violazione del diritto umanitario e delle norme internazionali.

In tale quadro, la municipalità di Misurata ha reso noto, in un comunicato pubblicato sul proprio account Facebook, che il centro medico dell’area e l’ospedale di al-Safwa hanno accolto 12 feriti, tra cui una donna, a seguito di un attacco aereo ad opera delle forze dell’Esercito Nazionale Libico, guidato dal generale Khalifa Haftar.

Quest’ultimo ha ripetutamente accusato la Turchia di guidare le battaglie nella regione occidentale della Libia, a favore delle milizie armate e dei gruppi terroristici sostenuti dal governo di Tripoli, fornendo armi, attrezzature militari e droni, nonostante il divieto del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Haftar ha più volte dichiarato che ostacolerà qualsiasi tentativo di stabilire basi straniere in Libia, volte a sostenere e finanziare il terrorismo all’interno del Paese. Pertanto, fino a quando la città continuerà a ricevere sostegno militare turco, attacchi dell’LNA sono da ritenersi legittimi.

Un altro incidente nell’area fa riferimento all’annuncio della compagnia aerea Libyan Airlines di Bengasi, la quale ha riferito che l’aeroporto di Misurata ha sequestrato un aereo proveniente dall’aeroporto di Benina di Bengasi e atterrato lì per manutenzione. Dal 2014, la Libyan Airlines è stata divisa nelle due amministrazioni, una facente capo a Tripoli, l’altra a Bengasi. Tuttavia, la seconda possiede soltanto un aereo che, come confermato dal portavoce Ezzedin al- Mashnoun, è stato sequestrato durante le operazioni di manutenzione. Ciò ha causato diversi problemi nella programmazione dei voli da e verso gli aeroporti. All’aeroporto di Misurata sono state concesse ore per rilasciare l’aereo sequestrato ed evitare un’escalation di misure riguardanti lo spazio aereo.

L’aeroporto internazionale di Misurata rappresenta l’unico operativo nella Libia occidentale. Uno degli ultimi attacchi contro la sua base aerea, ad opera delle forze di Haftar, risale al 1° ottobre scorso, quando sono state colpite anche postazioni presso l’aeroporto di Mitiga, con il pretesto che in tali luoghi fossero presenti droni di provenienza turca. Misurata è stata colpita dalle forze dell’LNA anche il 30 ottobre, con raid aerei “precisi”, nuovamente condotti contro postazioni “turche”, ed il 4 novembre, quando le forze di Haftar hanno attaccato l’accademia militare di Misurata, prendendo di mira le milizie terroristiche.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Le tensioni tra Libia e Turchia erano aumentate il 23 giugno, quando il Ministero degli Esteri di Ankara aveva accusato le milizie di Haftar di aver sequestrato 6 cittadini turchi. In tale occasione, la Turchia aveva avvertito che l’LNA sarebbe diventato un “obiettivo legittimo” se queste persone non fossero state rilasciate immediatamente. Da parte sua, l’esercito di Tobruk aveva riferito di aver arrestato solamente 2 turchi nella città petrolifera Nord-orientale di Ajdabiya.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.