Iran: aumenta il numero dei manifestanti uccisi

Pubblicato il 19 novembre 2019 alle 11:11 in Iran Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Secondo quanto riportato dalla televisione iraniana di opposizione, un funzionario dell’ospedale di Rajaei Shahr, nel Nord dell’Iran, ha riferito che 40 manifestanti sono stati uccisi e circa altri 100 sono stati feriti nelle città di Karaj e Shahriar, nei pressi della capitale Teheran, in cinque giorni di proteste.

Al-Jazeera ha, invece, riportato, il 18 novembre, che sono stati 7 i morti in totale da quando, il 15 novembre, una violenta ondata di manifestazioni ha cominciato ad interessare l’Iran, come conseguenza della decisione governativa, annunciata a sorpresa, di imporre forti rincari sui prezzi del petrolio. L’obiettivo di Teheran è razionare le scorte del Paese, la cui economia è stata colpita dalle sanzioni imposte dagli Stati Uniti.

Secondo fonti locali, sono stati 9 gli edifici religiosi incendiati, oltre ad altri luoghi appartenenti a rappresentanti religiosi del Paese. Un funzionario del leader supremo ha poi minacciato di reclutare le forze Basij per reprimere le proteste nella giornata del 19 novembre, se queste non verranno frenate prima dal Consiglio di sicurezza del Paese. Le Basij sono una forza paramilitare iraniana fondata per ordine dell’Ayatollah Ruhollah Khomeini, nel novembre del 1979, e che riceve ordini dall’esercito dei Guardiani della Rivoluzione Islamica iraniana.

Nella giornata del 18 novembre, 2 persone sono state uccise e altri 4 manifestanti sono rimasti feriti nella città di Bumehen, nell’Est della capitale Teheran. A Malard, nell’Ovest, un membro Basij ed un funzionario amministrativo sono morti nel corso delle proteste. Inoltre, secondo quanto riferito da media locali, le autorità hanno arrestato 150 persone, definite leader delle proteste, nella provincia settentrionale di Alborz.

Le Guardie della Rivoluzione iraniane si sono dette pronte a rispondere alle violente manifestazioni con determinazione, contro qualsiasi violazione della sicurezza e tranquillità dei cittadini. È stato altresì sottolineato che gli ultimi eventi coincidono con le sconfitte storiche nell’ambito delle sanzioni e della guerra economica perpetrata contro Teheran.

Sono circa cento le città e le regioni irachene che hanno assistito a proteste, a cui hanno partecipato decine di migliaia di manifestanti. In un discorso tenuto durante una riunione governativa, volta a definire i dettagli della decisione relativa all’aumento dei prezzi di carburante, il presidente, Hassan Rouhani, ha affermato che il governo aveva avanti a sé tre opzioni per affrontare la difficile situazione economica del Paese. La prima, aumentare le tasse, la seconda, esportare petrolio e la terza, aumentare i prezzi della benzina.

La scelta è ricaduta sulla terza opzione. Nello specifico, il rincaro dei prezzi del petrolio è pari al 50% per i primi 60 litri, e ammonta al 300% su qualsiasi soglia superiore.  L’economia iraniana è stata colpita, a partire da maggio 2018, da nuove ondate di sanzioni volute dal capo della Casa Bianca, Donald Trump, dopo che gli Stati Uniti si sono unilateralmente ritirati dall’accordo sul nucleare, il Joint Comprehension Plan of Action (JCPOA).

Il 18 novembre, il portavoce del governo, Ali Rabiei, ha dichiarato che l’Iran riconosce ufficialmente le manifestazioni e che la decisione presa a livello governativo è risultata essere necessaria per far fronte alle sanzioni e alle pressioni esercitate contro il Paese. Inoltre, ha chiarito Rabiei, nel decidere di aumentare i prezzi della benzina, il governo ha ottenuto l’approvazione delle autorità legittime e giudiziarie del Paese e del leader supremo.

La nuova ondata di mobilitazione degli ultimi giorni rappresenta un pericolo politico per il presidente Rouhani, alla luce delle elezioni previste per febbraio 2020, e dimostra il malcontento della popolazione, pari a circa 80 milioni, che ha visto i propri risparmi esaurirsi e scarse opportunità di lavoro. Anche nel mese di gennaio 2018 l’Iran era stato interessato da una violenta ondata di mobilitazione popolare, come reazione alle condizioni di vita precarie, alla corruzione dilagante e all’aumento dei prezzi di benzina e risorse alimentari.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.