Gli Houthi sequestrano un’imbarcazione nel Mar Rosso

Pubblicato il 19 novembre 2019 alle 13:37 in Arabia Saudita Yemen

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Il portavoce della coalizione a guida saudita, il colonnello Turki al-Maliki, ha reso noto che le milizie di ribelli sciiti Houthi hanno sequestrato un’imbarcazione nel Sud del Mar Rosso.

La notizia è stata riferita il 18 novembre mentre il sequestro da parte di “membri terroristi” è della tarda serata di domenica 17 novembre. Nello specifico, si tratta del rimorchiatore Rabigh-3, a cui sono collegate altre due imbarcazioni, di cui non è stato rivelato con certezza il Paese di appartenenza, né il numero dei membri dell’equipaggio a bordo ma si pensa appartenga ad una compagnia sudcoreana. Secondo il sito di monitoraggio e localizzazione Marine Traffic, Rabigh-3 batte bandiera saudita e il porto di partenza è stato quello della città saudita di Jeddah. Il portavoce delle operazioni di liberazione della costa occidentale, il colonnello Waddah Al-Dabeish, ha successivamente riferito che l’equipaggio è composto da 28 membri, per la maggior parte coreani.

Per al-Maliki, la mossa dei ribelli rappresenta un attacco che mina le rotte commerciali marittime vitali dello Stretto di Bab al-Mandab, dove vengono trasferiti carichi di petrolio dal Golfo all’Europa, così come merci dall’Asia verso il continente europeo. Si tratta, quindi, di una vera e propria minaccia per la libertà di navigazione e per il commercio internazionale. Al- Maliki ha poi evidenziato che, ai sensi del diritto internazionale, le milizie Houthi sono responsabili dei membri dell’equipaggio, provenienti da diverse nazionalità.

Da parte sua, il comando delle forze congiunte della coalizione continuerà a mettere in atto misure volte a dissuadere le milizie dal compiere tale tipo di operazioni, con il fine ultimo di preservare la sicurezza regionale ed internazionale.  Il governo legittimo dello Yemen ha poi affermato che il sequestro ad opera degli Houthi conferma che si tratta di un gruppo che minaccia la sicurezza del mondo.

Al momento, sono in corso indagini, da parte della Guardia Costiera yemenita, per verificare se il rimorchiatore appartiene ai Paesi “aggressori” o alla Corea del Sud. In tal caso, ha riferito un ufficiale dei ribelli, Mohammed Ali al-Houthi, l’imbarcazione verrà rilasciata dopo il completamento delle procedure legali. L’ambasciatore sudcoreano in Yemen e il ministro degli Esteri yemenita, Mohammed Abdullah al-Hadrami, hanno duramente condannato l’accaduto, affermando che si tratta di azioni illegali che minano la libertà di navigazione a livello internazionale.

La coalizione a guida saudita è intervenuta nel perdurante conflitto in Yemen, scoppiato il 19 marzo 2015, a sostegno del presidente del governo riconosciuto a livello internazionale, Rabbu Mansour Hadi. Nel corso degli anni, le milizie sciite si sono ritirate da gran parte delle coste yemenite ma hanno ancora il controllo di Hodeidah, uno dei principali porti yemeniti sul Mar Rosso e base delle proprie forze navali. Anche in passato, gli Houthi hanno preso di mira imbarcazioni che navigavano a largo dello Yemen, un Paese che si affaccia su una delle rotte commerciali marittime principali a livello mondiale, lo Stretto di Bab al-Mandeb. Gli attacchi da parte Houthi sono stati talvolta giustificati come una forma di vendetta contro quanto perpetrato dalla coalizione in Yemen.

Tra gli eventi degli ultimi mesi, il 14 settembre scorso due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, situati nelle province di Abqaiq e Khurais, nell’Est dell’Arabia Saudita, sono stati colpiti da raid aerei, rivendicati dal gruppo di ribelli sciiti Houthi. L’impianto di Abaiq tratta la materia prima dell’oleodotto più grande al mondo, il gigante Ghawar, e lo esporta a Juaymah e Ras Tanura, l’impianto di carico a largo della costa, anch’esso, a sua volta, il maggiore a livello internazionale.

Ancor prima, il 13 e 14 maggio, si sono verificati attacchi e atti di sabotaggio contro petroliere e mezzi navali appartenenti all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti, a largo delle coste dell’emirato di Fujairah, nei pressi dello Stretto di Hormuz. A tal proposito, Abu Dhabi non ha accusato nessun Paese specifico per l’accaduto ma ha espresso la propria preoccupazione circa la minaccia iraniana. Il 13 giugno scorso, invece, due grandi esplosioni hanno interessato alcune petroliere nel Golfo di Oman, a largo delle coste dell’Iran.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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