Alta Corte di Hong Kong contro Pechino: no al divieto di indossare maschere

Pubblicato il 19 novembre 2019 alle 9:03 in Cina Hong Kong

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L’Alta Corte di Hong Kong ha decretato che la riattivazione delle leggi di emergenza coloniale, risultata nel divieto di portare maschere per i manifestanti, è “incompatibile con la Legge fondamentale” della città. Pechino, tuttavia, ha condannato tale decisione

Nella giornata di lunedì 18 novembre, la più autorevole Corte di Hong Kong ha dichiarato che riattivare le norme coloniali viola la mini-costituzione sulla base della quale la città è “tornata alla Cina” nel 1997. Martedì 19 novembre è arrivata la risposta di Pechino, che ha insistito sul fatto che i tribunali di Hong Kong non hanno il potere di pronunciarsi sulla costituzionalità della legislazione ai sensi della Legge fondamentale. Le autorità cinesi hanno poi condannato il fatto che tale decisione rischia di eliminare il divieto di indossare maschere sul viso nei luoghi pubblici, durante manifestazioni che si stanno facendo sempre più violente. 

“Se le leggi della Regione amministrativa speciale di Hong Kong siano conformi alla Legge fondamentale di Hong Kong può essere giudicato e deciso solo dal Comitato permanente del Congresso Nazionale del Popolo”, ha dichiarato Yan Tanwei, portavoce della Commissione Affari Legali del Comitato Permanente del Congresso Nazionale del Popolo cinese. “Nessun’altra autorità ha il diritto di emettere giudizi e decisioni”, ha aggiunto. Jian ha anche indicato che Pechino potrebbe decidere di prendere una qualche forma di provvedimento al riguardo, senza specificare quale. “Stiamo prendendo in considerazione le opinioni e i suggerimenti pertinenti proposti da alcuni deputati”, ha affermato. Nonostante le diffuse proteste e la difficile gestione della città, la Cina ha continuato a sostenere la governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, e le forze di polizia, che stanno affrontando i manifestanti in scontri sempre più violenti.

Il 18 novembre, la polizia ha assediato il Politecnico di Hong Kong (PolyU) in cui i manifestanti, alcuni armati di archi e catapulte artigianali per sparare mattoni, si erano barricati. Dozzine di persone sono fuggite a seguito del raid delle forze di sicurezza, ma circa 100 persone rimangono all’interno, secondo la polizia. Le mobilitazioni ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo e sono nate a seguito della presentazione di una controversa proposta di legge che prevedeva l’estradizione in Cina per alcuni reati. La proposta è stata ritirata, ma dopo pochi mesi, le manifestazioni si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. 

Oggi, le proteste sono diventate quotidiane e i leader delle manifestazioni stanno cercando il supporto internazionale contro l’ingerenza cinese nella città semi-autonoma. La scorsa settimana ha visto alcune delle peggiori violenze in più di 5 mesi. Lunedì 11 novembre, un agente di polizia ha sparato a distanza ravvicinata contro una persona che faceva parte delle proteste. Lo stesso giorno, in un incidente separato, un uomo che esternava posizioni pro-Pechino è stato cosparso di benzina e dato alle fiamme dai manifestanti. L’autorità ospedaliera di Hong Kong ha dichiarato che 81 persone sono state ferite in quella settimana, 2 delle quali in gravi condizioni. Inoltre, più di 260 persone sono state arrestate, solo durante la giornata dell’11 novembre, secondo quanto ha affermato la polizia, portando il numero totale a oltre 3.000 detenuti da quando le proteste sono cresciute, a giugno.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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