Violente proteste anche in Iran, Rouhani promette aiuti

Pubblicato il 18 novembre 2019 alle 10:42 in Iran Medio Oriente

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Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha dichiarato che il governo fornirà aiuti alle classi sociali più svantaggiate a partire da lunedì 18 novembre.

Per Rouhani, le proteste rappresentano un diritto della popolazione ma non dovrebbero compromettere la sicurezza del Paese. Le parole del capo di Stato iraniano giungono a seguito dell’ondata di manifestazioni che sta interessando l’Iran dal 15 novembre scorso, come conseguenza della decisione governativa, annunciata a sorpresa, di imporre forti rincari sul prezzo del petrolio. L’obiettivo di Teheran è razionare le scorte del Paese, la cui economia è stata colpita dalle sanzioni imposte dagli Stati Uniti.

Nella giornata del 16 novembre, un manifestante è morto nella città di Sirjan, nell’Iran centrale. Successivamente, è stato riportato che anche un ufficiale e un agente di sicurezza sono stati uccisi a causa della forte ondata di violenza scoppiata nelle aree occidentali del Paese. Non da ultimo, secondo quanto riportato da un’agenzia di stampa locale, un membro delle Forze di Mobilitazione Popolare, è stato ucciso durante gli scontri nell’area di Malard. È stato altresì riferito che in tale area e in quella di Shahriar, nell’Ovest di Teheran, banche e negozi sono stati incendiati. Non da ultimo, la rete internet è stata interrotta in diverse aree per circa 24 ore.

Sono circa cento le città e le regioni irachene che, negli ultimi due giorni, hanno assistito a proteste che hanno coinvolto decine di migliaia di manifestanti. Sino ad ora, secondo quanto riportato, più di 1.000 persone sono state arrestate in due giorni. Il Ministero dell’Intelligence ha affermato che le autorità perseguiranno coloro che violano la sicurezza pubblica, minando la stabilità del Paese. A tal proposito, è stato sottolineato che i “nemici” che mirano a sfruttare le proteste per un proprio tornaconto, andranno incontro a disperazione e delusione.

In un discorso tenuto durante una riunione governativa, volta a definire i dettagli della decisione relativa all’aumento dei prezzi di carburante, Rouhani ha affermato che il governo aveva avanti a sé tre opzioni per affrontare la difficile situazione economica. La prima, aumentare le tasse, la seconda, esportare petrolio e la terza, aumentare i prezzi della benzina.

La scelta è ricaduta sulla terza opzione. Nello specifico, il rincaro dei prezzi del petrolio sarà pari al 50% per i primi 60 litri, e ammonterà al 300% su qualsiasi soglia superiore.  L’economia iraniana è stata colpita, a partire da maggio 2018, da nuove ondate di sanzioni volute dal capo della Casa Bianca, Donald Trump, dopo che gli Stati Uniti si sono unilateralmente ritirati dall’accordo sul nucleare, il Joint Comprehension Plan of Action (JCPOA).

Da parte sua, la Casa Bianca ha dichiarato che gli Stati Uniti sostengono il popolo iraniano nelle loro proteste pacifiche contro il regime e condannano l’uso della forza letale e le rigide restrizioni imposte contro manifestanti. Il ministero degli Esteri iraniano ha successivamente risposto, affermando che l’appoggio degli USA rappresenta una “palese interferenza” negli affari interni dell’Iran. “Gli Stati Uniti impongono sanzioni economiche contro gli iraniani e poi simpatizzano con loro. Questa è pura ipocrisia”, è stato dichiarato.

In tale quadro, il prezzo di un gallone di gas è salito a 57.000 rial, pari a $ 1,71, da 40.000 rial, ovvero $ 1,20 per gallone. La razione mensile sovvenzionata per ogni auto privata è stata ridotta da 70 a 16 galloni. La valuta nazionale di Teheran, il rial, è calata a picco nella lotta con il dollaro americano, e l’inflazione è salita a oltre il 40%. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale (FMI), l’economia del Paese si contrarrà del 9% entro la fine dell’anno, e sarà stagnante per tutto il 2020.

Tuttavia, a detta del governo, le nuove misure mirano a rendere l’economia iraniana più efficiente e a creare maggiori risorse per le classi meno abbienti. In particolare, si prevedono sussidi aggiuntivi per circa 18 milioni di famiglie e 60 milioni di iraniani a basso reddito, grazie ad un aumento delle risorse di 2.5 miliardi di dollari in un anno. L’aumento è stato consigliato dal FMI, come raccomandazione mirata e bilanciare le spese statali e a porre fine a inutili sovvenzioni per la benzina. Il prezzo di vendita della benzina al dettaglio dell’Iran è tra i più bassi al mondo, anche a causa degli alti sovvenzionamenti, che tra il 2017 e il 2018, hanno toccato l’1.6% del Pil.

La nuova ondata di mobilitazione degli ultimi giorni rappresenta un pericolo politico per il presidente, alla luce delle elezioni previste per febbraio 2020, e dimostra il malcontento della popolazione, pari a circa 80 milioni, che ha visto i propri risparmi esaurirsi e scarse opportunità di lavoro. Anche nel mese di gennaio 2018 l’Iran era stato interessato da una violenta ondata di mobilitazione popolare, come reazione alle condizioni di vita precarie, alla corruzione dilagante e all’aumento dei prezzi di benzina e risorse alimentari. Secondo quanto riferito da funzionari e ufficiali iraniani, il bilancio delle vittime allora incluse era di circa 22 persone.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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