Sudafrica: sit-in davanti alla sede dell’UNHCR, centinaia gli arresti

Pubblicato il 18 novembre 2019 alle 15:21 in Africa Sudafrica

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Circa 200 persone sono state arrestate dopo l’esplosione di violenti scontri tra le forze di sicurezza e alcuni cittadini stranieri riunitisi davanti agli uffici dell’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, a Pretoria, in Sudafrica. In una dichiarazione rilasciata domenica 17 novembre, la polizia ha riferito che almeno 182 individui, uomini e donne, sono stati presi in custodia e appariranno davanti alla corte la prossima settimana con accuse di violazione di proprietà privata. Altre 224 donne, 169 bambini e 7 uomini sono stati temporaneamente portati al Centro di rimpatrio di Lindela, dove resteranno fino a quando il Dipartimento per gli Affari interni sudafricano non sarà in grado di verificare il loro status di immigrazione e di decidere di conseguenza. Ancora non è chiaro, tuttavia, quanto tempo richiederà questo processo.

Le persone detenute fanno parte di un gruppo di circa 700 rifugiati e richiedenti asilo che si erano accampati sul marciapiede all’esterno dell’edificio dell’UNHCR da inizio di ottobre, chiedendo il reinsediamento e la protezione di fronte agli attacchi xenofobi che avevano scosso il Paese il mese precedente. L’afflusso di migranti e rifugiati provenienti da altri Stati africani, le sfide socioeconomiche a livello nazionale e le narrazioni politiche che tendono a intravedere nelle comunità di migranti l’origine dei problemi, hanno portato molti cittadini stranieri a temere per la propria sicurezza e a sentirsi malvoluti.

Le ultime violenze sono divampate a fine agosto, quando un autista di minibus era stato ucciso dopo aver cercato di intervenire in un affare di droga in cui era coinvolto un gruppo di nigeriani. Le proteste hanno avuto inizio a Johannesburg e, in un vortice di rabbia, l’1 settembre un vecchio palazzo nel distretto centrale della città è stato dato alle fiamme ed è crollato, provocando la morte di almeno 3 persone. La rivolta si è poi estesa nei sobborghi orientali ed è arrivata fino alla capitale amministrativa del Paese, Pretoria. Qui i giornalisti hanno riportato diversi incendi contro i negozi di Marabastad, il distretto degli affari popolato da numerosi migranti economici. Diversi scontri tra manifestanti e polizia sono scoppiati dopo che molti negozi erano stati dati alle fiamme e saccheggiati. Il presidente del Sudafrica, Cyril Ramaphosa, aveva condannato le violenze che si stavano spargendo nel Paese definendole “inaccettabili”. La polizia sudafricana, in tale occasione, aveva effettuato più di 300 arresti. Il bilancio dei morti è stato di circa 12 persone, molte delle quali di nazionalità nigeriana. In un gesto di rappresaglia, diversi nigeriani avevano preso d’assalto i negozi e imprese sudafricane, lanciando pietre contro le proprietà e gli edifici vicini.

Tra le crescenti preoccupazioni in materia di sicurezza interna, alcuni cittadini stranieri hanno cercato rifugio e protezione nelle strade di fronte alla sede dell’UNHCR, chiedendo il trasferimento in un altro Paese. In una dichiarazione rilasciata la scorsa settimana, l’Agenzia delle Nazioni Unite ha chiesto “una risoluzione pacifica” della questione e un contenimento moderato delle proteste davanti al suo compound. Le tende e le baracche che fiancheggiano le strade del ricco sobborgo di Brooklyn, nel Sud-Est di Pretoria, hanno portato i residenti locali a fare domanda per costringere le forze dell’ordine a disperdere il sit-in. Mercoledì 13 novembre, l’Alta Corte di Gauteng aveva dichiarato illegale l’occupazione lungo la strada e aveva ordinato ai rifugiati di liberare l’area entro 3 giorni. La leader della comunità, Aline Bukuru, ha tuttavia affermato che il gruppo non lascerà la zona senza combattere. “Non abbiamo nessun posto dove andare. Siamo qui per lottare per i nostri diritti e per la nostra sicurezza”, ha dichiarato al quotidiano Al Jazeera.

Venerdì 15 novembre, i membri del servizio di polizia sudafricano hanno tentato di imporre la rimozione del sit-in con un utilizzo minimo della forza. Tuttavia, quando sono stati sopraffatti da una raffica di pietre lanciate dai migranti, la polizia ha cominciato a lanciare cannoni ad acqua e a sparare spray al peperoncino. Presto il complesso dell’UNHCR è stato sommerso dal caos, con la polizia che ha iniziato a fare arresti mentre le madri urlavano e venivano separate dai loro bambini in lacrime.

Negli ultimi anni, gli attacchi contro compagnie di proprietà straniera sono aumentati insieme al vertiginoso incremento della disoccupazione, attualmente al 29%. Nel 2008, circa 60 persone erano state uccise in seguito ad aggressioni di tipo xenofobo e nel 2015, le proteste si erano ripetute con altre 7 persone rimaste vittime. Il Sudafrica è una destinazione particolarmente ambita per i migranti economici che arrivano da diverse parti del continente. Molti si muovono soprattutto dal Lesotho, dal Mozambico e dallo Zimbabwe in cerca di lavoro e condizioni di vita migliori. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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