Mali: attacco contro villaggio Fulani, 20 morti

Pubblicato il 18 novembre 2019 alle 16:03 in Africa Mali

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Almeno 20 persone sono rimaste uccise durante un attacco contro un villaggio Fulani, nel Mali centrale, in una regione dove la violenza continua a diffondere il terrore tra la popolazione. L’attentato è avvenuto mercoledì 13 novembre ma notizie ufficiali sulla stampa internazionale sono cominciate a comparire solo da domenica 17 novembre. L’agguato giunge dopo una serie di scontri mortali verificatisi tra i pastori Fulani e gli agricoltori di etnia Dogon delle regioni centrali del Mali. Il motivo principale della divergenza risiede nella competizione sulla proprietà delle risorse e della terra. I Fulani sono diventati il bersaglio principale anche a causa dei loro presunti legami con i gruppi estremisti islamici della regione del Sahel.

Alcuni uomini armati hanno assalito nella notte il villaggio di Peh, vicino al confine con il Burkina Faso, nella provincia di Mopti, sparando ai residenti e dando fuoco a granai. “Gli aggressori, vestiti da cacciatori tradizionali, provenivano dal vicino villaggio burkinabé di Tongo”, ha detto il portavoce del governo, Yaya Sangare. L’uomo ha poi riferito che gli aggressori sono stati costretti a ritirarsi e ad abbandonare l’area non appena è intervenuto l’esercito maliano. “Una pattuglia sta momentaneamente perlustrando l’area alla ricerca degli aggressori”, ha aggiunto Sangare.

Le violenze e gli scontri tra le comunità etniche del Mali si sono intensificate quest’anno. Il 23 marzo, circa 160 Fulani erano stati arsi vivi nelle loro case dopo che alcuni uomini dell’etnia Dogon avevano bruciato il villaggio di Ogossagou, nell’area centrale del Paese. Nel mese di giugno, i Fulani hanno risposto con ripetuti attacchi contro i villaggi Dogon, provocando un numero elevato di vittime. Il 17 giugno, uomini armati hanno ucciso circa 41 civili dell’etnia Dogon, sparando contro i cittadini e bruciando le loro case in due villaggi centrali del Paese. Qualche giorno prima, il 10 giugno, circa 100 persone erano morte a seguito di un attacco contro il villaggio di Sobane-Kou, nell’area centrale del Mali, dove anche qui la popolazione fa parte principalmente dell’etnia Dogon. Per entrambi gli attacchi, si ritiene che i responsabili siano i pastori del gruppo Fulani, in conflitto con i Dogon da anni. La risposta di questi ultimi era poi sopraggiunta il 30 giugno, quando 23 persone erano state uccise e 300 erano risultate disperse in un duplice attacco a villaggi Fulani nelle regioni centrali.

In Mali, gli scontri etnici hanno causato, nel corso degli anni passati, la morte di migliaia di persone. Il conflitto principale coinvolge cacciatori di etnia Dogon e i mandriani di entia Fulani. I primi sono una popolazione africana che conta circa 240.000 individui e vive prevalentemente a Sud del fiume Niger. I Fulani, invece, sono un’etnia nomade dell’Africa occidentale, dedita alla pastorizia e al commercio. Sono diffusi dalla Mauritania al Camerun e contano complessivamente fra i 6 e i 19 milioni di persone. 

Secondo quanto riportato dal quotidiano Al Jazeera, la missione delle Nazioni Unite in Mali ha stimato che dal primo gennaio 2018 al 16 maggio 2019 siano morti almeno 488 Fulani nelle regioni di Mopti e di Segou, entrambe nell’area centrale del Mali.

Parallelamente, il Mali è colpito da gruppi estremisti violenti come al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM), al-Murabitoun (AMB), il Movement for Unity and Jihad in West Africa (MUJAO), il Macina Liberation Front e Ansar al-Dine (AAD). Per tale ragione, a giugno 2016, il Mali ha elaborato la sua prima strategia nazionale per la prevenzione della radicalizzazione. Il Ministero degli Affari Esteri è responsabile della coordinazione e del monitoraggio di tale strategia. Il Ministero degli Affari Religiosi, invece, si occupa di collaborare con l’High Islamic Council e altri organi religiosi per promuovere l’Islam moderato e mantenere lo Stato secolare. Tuttavia, l’assenza del controllo da parte del governo centrale nel nord del Paese rende vani tutti gli sforzi per combattere tali fenomeni.

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Chiara Gentili

di Redazione

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