Libia: i militanti dell’ISIS giurano fedeltà al nuovo leader

Pubblicato il 18 novembre 2019 alle 12:04 in Africa Libia

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I militanti dello Stato Islamico in Libia hanno giurato fedeltà al nuovo leader dell’ISIS, Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi, succeduto ad Abu Bakr al-Baghdadi il 31 ottobre scorso.

L’annuncio è giunto nella giornata del 15 novembre scorso attraverso i canali di comunicazione dell’organizzazione terroristica, su cui sono state diffuse le immagini di circa 32 combattenti situati in diverse regioni della “Wilayat Barqa”, ovvero dell’area della Cirenaica. Ogni foto riporta una didascalia che cita: “Siamo a lato delle truppe del califfato del principe dei fedeli, lo sceicco jihadista, Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi (che Allah lo protegga)” e la data riportata è Rabi I del 1440, con riferimento al calendario musulmano.

Inoltre, l’organizzazione ha confermato la morte di Abu Bakr al-Baghdadi e di Abu al-Hassan al-Muhajir, il portavoce del gruppo e fedele collaboratore, uccisi a seguito di un’operazione nel Nord della Siria coordinata dalle forze statunitensi, il 27 ottobre.

Gli attentati ad opera dello Stato Islamico in Libia sono diminuiti dopo che, anche grazie alle forze dell’operazione Al-Bunyan Al-Marsous, sono stati scoperti ed eliminati alcuni gruppi, situati prevalentemente a Sirte, dalla fine del 2016. Tuttavia, la presenza in Libia di forze appartenenti allo Stato Islamico è stata ripetutamente confermata nel corso degli ultimi due anni. Già nel dicembre del 2017, il coordinatore dell’antiterrorismo dell’Unione Europea, Gilles de Kerchove, aveva dichiarato che, nonostante l’ISIS fosse stato sconfitto a livello territoriale in Siria e in Iraq, sarebbe potuto rinascere in Paesi caratterizzati da “governi deboli”, come la Libia.

Lo Stato Islamico in Libia è presente attraverso tre ramificazioni, che prendono il nome dalle province di appartenenza. In particolare, Fezzan, situata nel deserto del Sud, Cirenaica, nell’Est, e Tripolitania, nell’Ovest. Tutti e tre i sottogruppi hanno giurato fedeltà al leader defunto al-Baghdadi il 13 novembre 2014.

Nell’ambito della lotta contro l’ISIS, un ruolo di rilievo è stato svolto da Washington e dal comando statunitense in Africa (AFRICOM), responsabile di diversi attacchi aerei condotti contro le milizie terroristiche, situate in aree definite principali per la produzione di petrolio del Paese. Tra il 20 ed il 30 settembre scorso, quattro attacchi aerei hanno causato la morte di 43 militanti dello Stato Islamico ma, a detta di un funzionario della difesa statunitense, in Libia vi sono ancora circa 100 combattenti jihadisti.

Il Global Terrorism Index 2018 ha inserito la Libia al 13esimo posto tra i Paesi che subiscono maggiormente la minaccia terroristica, con un indice pari a 6,98 su 10. Nonostante le capacità militari dello Stato Islamico siano notevolmente diminuite, il gruppo terroristico è ancora in grado di condurre attacchi contro obiettivi occidentali locali e nella regione circostante. Nel video-messaggio diffuso il 29 aprile dall’ISIS, al-Baghdadi ha fatto riferimento alla Libia, affermando che, nonostante la sconfitta di Sirte, l’ISIS tornerà forte grazie ad una guerra di logoramento.

Inoltre, il Country Report on Terrorism 2017 del governo americano ha inserito la Libia nella lista tra i Paesi considerati un rifugio sicuro del terrorismo internazionale, motivando tale scelta con la mancanza di controllo di vasti territori che, secondo l’intelligence americana, costituiscono luoghi favorevoli alla proliferazione del terrorismo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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