Libano: dopo un mese di proteste, una nave che sta per affondare

Pubblicato il 18 novembre 2019 alle 14:45 in Libano Medio Oriente

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L’ondata di mobilitazione popolare in Libano è giunta al 33esimo giorno. I manifestanti continuano ad occupare le strade del Paese, in attesa di un nuovo governo “di salvezza” in grado di far fronte alla difficile situazione economica e politica.

In particolare, nella mattinata di lunedì 18 novembre, i cittadini hanno occupato una delle strade principali verso Halba, nel Nord del Paese, con barriere di ferro e pneumatici non utilizzati. Anche la strada internazionale verso Minyeh è stata bloccata. II giorno precedente, il 17 novembre, sono state Beirut, Tripoli e Miniyeh, Sidon, e Nabatieh ad essere testimoni di una vasta mobilitazione, dove i cittadini hanno richiesto, oltre che ad un nuovo esecutivo, elezioni anticipate e l’attivazione di procedimenti giudiziari per coloro che sono stati accusati di corruzione. La giornata ha preso il nome di “Domenica dei martiri”, in coincidenza con le celebrazioni ad un mese esatto dall’inizio dell’ondata di proteste.

Nella giornata del 18 novembre, le forze di sicurezza sono riuscite a liberare gran parte delle strade e la maggior parte delle scuole, università ed istituzioni pubbliche sono state riaperte, ad eccezione delle banche. Mentre queste operazioni sono ancora in corso, il presidente del parlamento, Nabih Berri, ha messo in luce la forte crisi economica e politica che sta vivendo attualmente il Libano. In particolare, per il presidente, il Paese somiglia a una nave che affonderà se non verranno prese le misure necessarie adeguate.

Nel frattempo, la direzione generale delle forze di sicurezza interna ha annunciato una serie di provvedimenti per garantire la sicurezza degli utenti e dei clienti nel settore bancario mentre l’Associazione delle banche libanesi ha messo in atto delle misure temporanee, tra cui il limite per i prelievi, pari a 1.000 dollari settimanali, per i possessori di conti correnti in dollari. Un’altra misura vede la possibilità di trasferire denaro all’estero esclusivamente per coprire le spese personali urgenti. Allo stesso tempo, la popolazione libanese è stata invitata ad effettuare pagamenti in lire libanesi.

Negli ultimi mesi, le banche libanesi hanno limitato l’accesso ai dollari, gli sportelli ATM hanno esaurito la quantità di banconote disponibili e talvolta è stato necessario recarsi di persona agli sportelli bancari per ottenere moneta. Questo è avvenuto dopo che il tasso di cambio nel mercato non ufficiale è salito oltre le 1.600 lire libanesi, causando una corsa ai dollari ed una conseguente riduzione di tale valuta. Dollari e lire libanesi vengono utilizzate in modo interscambiabile sin dalla guerra civile verificatasi tra il 1975 ed il 1990 e una diminuzione della moneta statunitense crea difficoltà a chi opera con ingenti somme di denaro nell’ambito dell’importazione di materie prime. La crisi che ha colpito il Libano negli ultimi mesi ha interessato soprattutto benzina, pane e medicine.

L’ondata di mobilitazione popolare ha avuto inizio il 17 ottobre scorso. La causa diretta che ha portato migliaia di cittadini libanesi a scendere in piazza è un piano governativo che prevede l’imposizione di una nuova tassa, dal valore di circa 20 centesimi di dollari USA, relativa all’applicazione di messaggistica istantanea WhatsApp. Sebbene alcuni abbiano definito l’ondata di proteste “La rivoluzione di WhatsApp”, si tratta di un punto di svolta dopo mesi di malcontento popolare, causato dall’incapacità del governo di far fronte al debito pubblico e risolvere le problematiche nate a livello economico.

I manifestanti libanesi richiedono le dimissioni dell’attuale governo, elezioni anticipate e il contrasto alla corruzione dilagante tra i membri della classe politica al potere. Inoltre, è stata proposta la formazione di un governo tecnocratico, formato da esperti in grado di attuare le riforme di cui necessita il Paese. Uno dei risultati di tali proteste è stato rappresentato dalle dimissioni del premier Saad Hariri, del 29 ottobre.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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