Hong Kong: polizia fa irruzione in un campus universitario

Pubblicato il 18 novembre 2019 alle 9:07 in Asia Hong Kong

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La polizia di Hong Kong ha sfondato le barricate di un campus universitario per arrestare i manifestanti che vi si erano rifugiati, il 18 novembre, a seguito di una serie di scontri nell’area. 

La decisione di entrare nell’università è arrivata dopo l’evacuazione forzata dei manifestanti, a seguito di una raffica di gas lacrimogeni. Poco prima, la polizia aveva bloccato tutte le vie di fuga dall’area. Le squadre antisommossa hanno isolato il campus Politecnico dopo aver tentato di fare irruzione una prima volta, poco prima dell’alba. “Centinaia” di manifestanti sono rimasti all’interno, secondo quanto riferisce Al-Jazeera English. La sera precedente, il 17 novembre, un ufficiale di polizia era stato colpito alla gamba da una freccia e portato in ospedale. Le foto sulla pagina Facebook del Dipartimento di Sicurezza hanno mostrato la freccia che sporge dalla parte posteriore della gamba dell’ufficiale attraverso i suoi pantaloni.

In una dichiarazione del 18 novembre, la polizia ha intimato a tutti i manifestanti di smettere di usare armi letali e di fermare in generale gli atti di violenza, affermando che gli agenti avrebbero risposto con la forza a qualsiasi attacco, anche tramite l’utilizzo di proiettili veri. “I rivoltosi continuano a lanciare oggetti contundenti e bombe a benzina con grandi catapulte contro gli agenti di polizia”, hanno riferito le forze di sicurezza di Hong Kong. Il raggio di tiro di catapulte di tale tipo può arrivare fino a 40 metri. Su Twitter, Hu Xijin, caporedattore di un quotidiano statale, il Global Times, ha condiviso un video di un’auto della polizia corazzata incendiata in un diluvio di molotov, e ha affermato che le forze di sicurezza dovrebbero essere autorizzate a usare proiettili veri contro tali attacchi.

L’autorità ospedaliera della città ha dichiarato che 38 persone sono rimaste ferite durante la notte tra il 17 e il 18 novembre, mentre alcuni testimoni hanno riferito che un gruppo di manifestanti aveva subito ustioni a causa di sostanze chimiche presenti nei getti lanciati dai cannoni ad acqua della polizia. Gli Stati Uniti hanno condannato “l’uso ingiustificato della forza” a Hong Kong e hanno invitato Pechino a proteggere la libertà della città. Gli USA hanno poi esortato “tutte le parti ad astenersi dalla violenza e ad avviare un dialogo costruttivo”. “Come ha affermato il Presidente, gli Stati Uniti si aspettano che Pechino onori i propri impegni ai sensi della Dichiarazione congiunta sino-britannica e protegga la libertà, il sistema legale e lo stile di vita democratico di Hong Kong”, ha affermato un alto funzionario statunitense. 

Le mobilitazioni ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo e sono nate a seguito della presentazione di una controversa proposta di legge che prevedeva l’estradizione in Cina. La proposta è stata ritirata, ma dopo pochi mesi, si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Oggi, sono diventate quotidiane e i leader delle proteste stanno cercando il supporto internazionale contro l’ingerenza cinese nella città semi-autonoma. La scorsa settimana ha visto alcune delle peggiori violenze in più di 5 mesi di proteste. Lunedì 11 novembre, un agente di polizia ha sparato a distanza ravvicinata contro una persona che faceva parte delle proteste. Lo stesso giorno, in un incidente separato, un uomo che esternava posizioni pro-Pechino è stato cosparso di benzina e dato alle fiamme dai manifestanti. La polizia ha riferito che l’uomo è in condizioni critiche e sta indagando sui responsabili dell’accaduto. 

L’autorità ospedaliera di Hong Kong ha dichiarato che 81 persone sono state ferite in una settimana, 2 delle quali si trovano ora in gravi condizioni. Inoltre, più di 260 persone sono state arrestate, durante la giornata dell’11 novembre, secondo quanto ha affermato la polizia, portando il numero totale a oltre 3.000 detenuti da quando le proteste sono cresciute, a giugno. La leader di Hong Kong, Carrie Lam, che gode dell’appoggio di Pechino, ha dichiarato che i manifestanti che cercano di paralizzare la città sono “estremamente egoisti”. In tale contesto, la Cina nega qualsiasi tipo di interferenza nel territorio e ha, invece, incolpato alcuni Paesi occidentali, tra cui il Regno Unito e gli Stati Uniti, di supportare i manifestanti e sollevare nuove problematiche. Il portavoce del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese, Geng Shuang, ha invitato il Regno Unito e gli Stati Uniti a non intromettersi. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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