Elezioni USA: Bloomberg cambia posizione sull’immigrazione

Pubblicato il 18 novembre 2019 alle 13:43 in USA e Canada

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Durante un evento per promuovere la propria candidatura come presidente degli Stati Uniti, il 17 settembre, l’imprenditore e politico Michael Bloomberg si è scusato per le sue precedenti posizioni dure in fatto di immigrazione e ha sottolineato il proprio cambio di rotta sul tema. 

Parlando al Christian Cultural Center, una chiesa di Brooklyn frequentata prevalentemente da afroamericani, Bloomberg ha dichiarato di aver compreso i propri errori, riferendosi al sostegno per la politica nota come “stop-and-frisk”, che si traduce come “ferma e perquisisci”. L’uomo era noto per aver sostenuto tale posizione in occasione della sua campagna elettorale come sindaco di New York nel 2001. Bloomberg era poi stato eletto e aveva servito come primo cittadino dal 2002 al 2013. Il noto imprenditore è nato a Boston, il 14 febbraio 1942, ed è co-fondatore e proprietario della società di servizi finanziari, software e massa media, Bloomberg LP. Eletto come sindaco di New York con il Partito Repubblicano, ha poi abbandonato tale fazione politica rimanendo indipendente fino al 2018, quando è tornato tra le file del Partito Democratico, a cui apparteneva da giovane. Secondo la rivista americana, Forbes, nel 2019, Bloomberg è l’ottavo uomo più ricco del mondo con un patrimonio stimato di 52,4 miliardi di dollari.

Oggi, Bloomberg si vuole candidare alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, previste per il 2020, con il Partito Democratico. Per risultare accettabile a tale elettorato, l’imprenditore ha dovuto chiarire la propria posizione sull’immigrazione. “All’epoca non capivo a pieno l’impatto che lo stop stava avendo sulle comunità nere e latine. Ero totalmente concentrato sul salvare vite, ma come sappiamo, le buone intenzioni non portano sempre a buone soluzioni”, ha dichiarato il candidato. Bloomberg ha poi sottolineato che il crimine è continuato a diminuire nonostante gli arresti di immigrati fossero stati ridotti e continuavano a scendere durante la successiva amministrazione. Questo gli ha fatto realizzare che la politica di arresti e perquisizioni era totalmente controproducente. Il candidato si è poi scusato per aver supportato una posizione con così tanti risvolti negativi. “Non posso cambiare la storia. Comunque oggi, voglio che sappiate che mi sono reso conto che allora mi sbagliavo, e mi dispiace”, ha affermato. 

Tuttavia, un opinionista del New York Times, difficile prendere sul serio le scuse del candidato, perché fino a gennaio Bloomberg stava ancora vigorosamente difendendo la politica dello “stop-and-frisk”. Bloomberg conosceva le statistiche relative al tema ed era consapevole delle conseguenze di una linea così dura in tema d’immigrazione in una città come New York. Sapeva che la stragrande maggioranza delle persone arrestate a causa di tale politica era di colore e che la stragrande maggioranza era innocente, secondo quanto afferma Blow. L’immigrazione è una questione estremamente importante per i candidati alle elezioni statunitensi. In tale ambito la maggior parte dei candidati hanno affermato, durante il dibattito democratico del 12 settembre, che avrebbero allentato le restrizioni dell’amministrazione Trump, se fossero stati eletti.

I principali candidati presenti a tale dibattito erano: l’ex vicepresidente, Joe Biden, i senatori Cory Booker, Kamala Harris, Amy Klobuchar, Bernie Sanders, Elizabeth Warren, il deputato, Beto O’Rourke, il sindaco dell’Indiana, Pete Buttigieg, l’ex segretario allo sviluppo urbano, Julian Castro, e l’imprenditore, Andrew Yang. Sul tema immigrazione, la Warren ha dichiarato che avrebbe aumentato le modalità legali per richiedere l’ingresso nel Paese, individuando le cause dell’attuale crisi nella fine degli aiuti degli Stati Uniti in America Centrale. “Una crisi che Donald Trump ha creato e da cui spera di trarre profitto politicamente”, ha affermato. L’imprenditore Yang ha sottolineato il proprio status di figlio di immigrati e ha definito l’immigrazione “positiva per il nostro dinamismo economico e sociale”. Di conseguenza, in caso di elezione, Yang si impegnerebbe a riportare i livelli di immigrazione a quelli dell’amministrazione Obama.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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