Cina-USA: basta con le dimostrazioni di forza nel Mar Cinese Meridionale

Pubblicato il 18 novembre 2019 alle 10:14 in Cina USA e Canada

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La Cina ha intimato agli Stati Uniti di smettere con le dimostrazioni di forza nel Mar Cinese Meridionale e di evitare di aggiungere “nuove incertezze” alla questione di Taiwan. 

Il ministro della Difesa cinese, Wei Fenghe, ha fatto tali richieste al segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Mark Esper, durante un colloquio tra le due parti. L’incontro, tenutosi il 17 novembre, arriva 2 settimane dopo che un alto funzionario della Casa Bianca ha denunciato le “intimidazioni” cinesi nel Mar Cinese Meridionale. Anche Esper ha accusato pubblicamente Pechino di “ricorrere sempre di più alla coercizione e all’intimidazione per portare avanti i suoi obiettivi strategici” nella regione. Durante il colloquio USA-Cina, tenutosi a porte chiuse a margine di un raduno di ministri della difesa asiatici a Bangkok, Wei ha esortato Esper a “smettere di flettere i muscoli nel Mar Cinese Meridionale e a non provocare e intensificare le tensioni nel Mar Cinese Meridionale”.

Alla domanda specifica su cosa la Cina vorrebbe che gli Stati Uniti facessero diversamente, Wu ha dichiarato: “Noi chiediamo alla parte statunitense di smettere di intervenire nel Mar Cinese Meridionale e di fermare le provocazioni”. I due rappresentanti hanno anche discusso della questione di Taiwan, che la Cina rivendica come propria, dato che Pechino ha confermato, il 18 novembre, che la sua prima portaerei di produzione cinese ha navigato attraverso lo stretto di Taiwan in quello che ha definito fosse un addestramento “di routine”. Il ministero della Difesa di Taiwan ha dichiarato, domenica 17 novembre, che un gruppo di navi cinesi ha attraversato lo stretto, seguito da navi degli Stati Uniti e del Giappone. Si è trattato di un “test di ricerca scientifica e formazione di routine”, secondo quanto ha riferito il portavoce della Marina, Cheng Dewei. 

I rapporti tra Taiwan e gli Stati Uniti sono regolati dal Taiwan Relations Act, che definisce le relazioni bilaterali, non ufficiali, tra Washington e Taipei. Il documento, emanato nel 1979, mirava a creare un quadro giuridico di riferimento per rassicurare il popolo taiwanese sulla volontà degli Stati Uniti di garantire il mantenimento della pace, della sicurezza e della stabilità nel Pacifico Occidentale e di continuare relazioni non formali con l’isola. Il punto maggiormente controverso del Taiwan Relations Act è quello che riguarda la dimensione politica e in materia di difesa, in base al quale gli Stati Uniti forniscono all’isola di Taiwan ingenti quantitativi di armi e supporto alla formazione e all’addestramento delle forze armate dell’isola, in base alle necessità di quest’ultima. Stando alle dichiarazioni del Pentagono, dal 2010 al 2019, Washington ha venduto a Taipei più di 15 miliardi di dollari in armi.

Il Mar Cinese Meridionale è un ulteriore elemento di tensione tra Cina e Stati Uniti, nonché un’area contesa tra gli Stati del Sud-Est asiatico. Cina e Taiwan la rivendicano in toto, mentre Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei solo parzialmente. Le rotte presenti generano scambi commerciali dal valore di circa 5.000 miliardi di dollari all’anno e sono ricche di giacimenti minerari. Se Pechino continua a ribadire la sua sovranità sulle acque per motivazioni storiche, Washington presidia la zona per garantire la libertà di navigazione e per difendere i propri interessi commerciali. In tale contesto, la Cina ammonisce spesso gli Stati Uniti e i loro alleati per le operazioni navali che svolgono nell’area, e a sua volta viene accusata di dispiegare navi da guerra, armare avamposti e speronare le navi da pesca.   

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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