Argentina: le ricadute della crisi boliviana sulla transizione

Pubblicato il 18 novembre 2019 alle 6:10 in Argentina Bolivia

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La crisi in Bolivia sta avendo ricadute sulla transizione argentina. Le differenze tra il presidente uscente, Mauricio Macri , e il suo successore, Alberto Fernández, su quanto accaduto la scorsa settimana a La Paz hanno ulteriormente inasprito il processo di trasferimento della presidenza, previsto per il 10 dicembre. Finora Macri ha evitato di parlare di “colpo di stato” per riferirsi alla situazione in Bolivia e ha respinto ogni possibilità di concedere asilo politico al presidente deposto, Evo Morales. Fernández ha fatto il contrario: non ha esitato a prendere immediatamente posizione, ha chiesto a Macri di dare il benvenuto a Morales e ha condannato il ruolo dell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) nella crisi.

Quando mancano tre settimane alla consegna della fascia presidenziale al peronista Fernández, nulla è stato concordato. Non è stato ancora deciso come sarà l’atto al Congresso, che si presume sia solo protocollare. Macri ricorda ancora che Cristina Fernández de Kirchner, ora eletta vicepresidente, ha rifiutato di partecipare alla cerimonia di trasferimento dei poteri quattro anni fa e non vuole che la cerimonia abbia come protagonista lei. Le squadre nominate per la transizione, derivanti da un amichevole incontro faccia a faccia tra Macri e Fernández, poche ore dopo le elezioni del 27 ottobre, non si sono incontrate. La transizione è tutta da definire e le differenze rispetto alla Bolivia hanno solo aggravato la situazione.

Fernández ha assunto la crisi boliviana come la sua prima sfida di politica estera. Durante l’ultimo fine settimana, il neoeletto leader argentino aveva condannato quello che considerava un tentativo di colpo di stato in Bolivia. Deposto Morales, non ha esitato a denunciare un colpo di stato e ha chiamato Macri per stabilite una posizione unitaria. Macri, tuttavia, preferiva una posizione più attendista e moderata. “Siamo molto preoccupati per la situazione” – si è limitato a dire durante un breve scambio con i giornalisti di Casa Rosada.

Quando la violenza politica in Bolivia è aumentata, Fernández ha chiesto a Macri di concedere asilo politico al leader deposto. Lo stesso presidente eletto ha presentato i dettagli della conversazione con Macri durante un’intervista televisiva. “Ho detto a Macri che la vita di Evo era davvero in pericolo e che bisognava fare qualcosa. Mi ha spiegato le difficoltà per portarlo in Argentina, gli ho detto che non ero d’accordo. Mi ha detto che lo vedeva come una difficoltà perché credeva che fossimo in una transizione e che entrarci fosse complesso. Gli ho detto che non condividevo con la sua opinione” – ha detto Fernández.

In mezzo alla tensione, l’ambasciata argentina a La Paz ha accolto due funzionari di alto rango di Morales come “ospiti”, senza che il Ministero degli Esteri abbia ancora deciso se concedere loro o meno l’asilo. Il governo argentino, inoltre, non ha ancora riconosciuto la senatrice Jeanine Áñez come legittima presidente della Bolivia. Fernández ha chiesto a Macri di non farlo, nonostante alcuni alleati di Morales, come la Russia, abbiano riconosciuto legittimità ad Áñez.

Alla fine Morales ha ricevuto asilo in Messico, dopo aver accettato un’offerta del presidente Andrés Manuel López Obrador. Il ministro degli Esteri messicano, Marcelo Ebrard, ha poi affermato che Fernández ha collaborato al trasferimento mediando prima con il Paraguay per consentire l’atterraggio ad Asunción dell’aereo che si stava trasferendo a Morales, e favorendo poi il rifornimento di carburante a Lima. Fernández è stato coinvolto nella crisi boliviana, in linea con quanto ci si aspetta dalla strategia delle relazioni estere del suo futuro governo.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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