Cipro: “Le trivellazioni della Turchia violano il diritto internazionale”

Pubblicato il 17 novembre 2019 alle 6:13 in Cipro Turchia

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Cipro ha accusato la Turchia di violare il diritto internazionale effettuando nuove attività di trivellazione al largo dell’isola, nel Mediterraneo orientale. La notizia che la nave da perforazione Fatih abbia ricominciato le sue operazioni per la ricerca di idrocarburi vicino alla costa nordorientale di Cipro è stata diffusa dal vicepresidente turco, Fuat Oktay. Tali attività sono state intraprese nonostante lunedì 11 novembre il Consiglio degli Affari Esteri dell’Unione Europea abbia deciso di adottare un quadro normativo per l’imposizione di misure restrittive contro il governo di Ankara, accusato di compiere trivellazioni illegali. “Il fatto che queste nuove azioni illegali della Turchia siano state annunciate lo stesso giorno in cui è entrato in vigore un nuovo quadro di sanzioni europee è una dimostrazione di estremo e provocatorio disprezzo verso il diritto internazionale ed europeo”, ha affermato la presidenza cipriota. Le restrizioni europee includono il divieto di viaggio nell’Unione Europea, ovvero il divieto dei visti, e il congelamento dei beni per coloro che sono responsabili, o coinvolti, nelle operazioni nelle acque di Cipro. La decisione da parte europea ha fatto seguito alla dichiarazione dello scorso 14 ottobre, quando il Consiglio europeo aveva espresso piena solidarietà a Cipro, ritenuta vittima di una violazione della propria sovranità territoriale. La mossa successiva sarà l’identificazione delle personalità e degli enti economici, industriali e finanziari coinvolti nelle esplorazioni.

Il 12 novembre, la Turchia aveva affermato che non avrebbe smesso di salvaguardare i diritti legittimi del suo Paese o della Repubblica turca di Cipro del Nord, situata nel Mediterraneo orientale.  Le mosse da parte europea sono considerate “incomprensibili” Ankara. Inoltre, secondo quanto affermato dal Ministero turco, è inutile minacciare la Turchia, in quanto il Paese è determinato a continuare le proprie attività di esplorazione e trivellazione. Nello specifico, la Turchia ritiene che le aree della zona marittima al largo di Cipro, dove si verificano le operazioni, rientrino nella piena giurisdizione turca o dei turco-ciprioti, i quali hanno il proprio Stato separatista nel Nord dell’isola e sono riconosciuti solo dalla Turchia. La presidenza di Nicosia, invece, afferma che la regione si trova all’interno della piattaforma continentale di Cipro e che è stata delimitata con l’Egitto “in conformità alle regole del diritto internazionale”. 

La disputa energetica tra il governo greco-cipriota e la Turchia si inserisce nell’ambito della più ampia questione cipriota, ossia la disputa tra Nicosia e Ankara in merito alla sovranità sull’isola, il cui territorio risulta diviso dalla cosiddetta “linea verde” che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro e abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota dall’area amministrata dalla Repubblica Turca di Cipro del Nord e abitata prevalentemente dalla comunità turco-cipriota. Tale divisione risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte di nazionalisti greco-ciprioti che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota” nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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