Gaza: palestinesi lanciano razzi, Israele risponde con raid aerei

Pubblicato il 16 novembre 2019 alle 11:18 in Israele Palestina

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I militanti palestinesi hanno lanciato da Gaza 2 razzi nel sud di Israele, sabato 16 novembre, e l’esercito israeliano ha risposto con molteplici raid aerei su target dei militanti, in un’escalation con cui ambo le parti continuano a violare il cessate-il-fuoco di due giorni prima. 

Le forze israeliano hanno riferito di aver intercettato i due razzi lanciati dai militanti palestinesi nella notte tra venerdì 15 e sabato 16 novembre, quando hanno suonato le sirene antiaeree, nel cuore della notte, a Beersheba, la più grande città della regione israeliana meridionale, situata circa a 35 km dal confine con Gaza.Poche ore dopo, l’aviazione militare israeliana ha lanciato vari raid diretti contro molteplici avamposti dei militanti palestinesi di Hamas, il gruppo islamista che detiene il controllo della Striscia di Gaza. Allo stato attuale, non sono stati riportati morti né feriti. 

Allo stesso tempo, centinaia di razzi lanciati dai militanti hanno paralizzato gran parte del Sud di Israele, fino a raggiungere, più a nord, anche la città di Tel Aviv, costringendo intere comunità a cercare rifugio dagli attacchi. Decine di israeliani sono rimasti feriti nell’offensiva. Sembra che in tale operazione Hamas sia rimasto in disparte, tuttavia, l’esercito israeliano, nella medesima giornata di sabato, ha annunciato con un comunicato che riterrà il gruppo islamista direttamente responsabile di qualsiasi attacco scagliato da Gaza contro i suoi civili.

L’esercito israeliano aveva già annunciato, nelle prime ore di venerdì 15 novembre, di aver lanciato raid verso la Striscia di Gaza, violando il cessate il fuoco proclamato il 14 novembre. L’obiettivo era  stato, ancora una volta, il Movimento per il Jihad Islamico in Palestina, il quale, a detta di Israele, ha continuato a lanciare missili verso i propri territori, contro civili israeliani.

La tregua aveva avuto inizio alle 5:30, ora locale, di giovedì 14 novembre, secondo quanto riferito dal portavoce del Movimento, Musab al-Braim. Il cessate il fuoco aveva fatto seguito a una violenta escalation durata circa 48 ore che aveva avuto inizio il 12 novembre, quando raid israeliani avevano causato l’uccisione del comandante del Movimento, Baha Abu al-Ata. Tale ondata di violenza ha causato circa 34 morti, di cui la metà civili, e 111 feriti, in due giorni, secondo quanto riferito dal Ministero della Salute di Gaza.

L’accordo per il cessate il fuoco è stato raggiunto con la mediazione dell’Egitto, ma è stato considerato fragile e debole, a causa dell’assenza di garanzie certe da parte israeliana. Secondo quanto riferito da fonti egiziane, Israele aveva accettato di rispondere alle richieste della propria controparte, ovvero porre fine agli omicidi e alle azioni di violenza e repressione contro la cosiddetta Marcia del ritorno. Il Movimento ha poi chiesto ad Israele di porre fine all’assedio su Gaza, in cambio del mantenimento della pace nel corso delle proprie manifestazioni.

 Il Movimento per il Jihad Islamico è il secondo gruppo più influente nell’area ed è appoggiato da uno dei principali nemici di Israele, l’Iran. Le Brigate al-Quds, l’ala militare, chiamate in arabo “Saraya al-Quds”, sono attive soprattutto in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, dove contrastano la presenza militare di Israele attraverso operazioni terroristiche. Il fine ultimo delle Brigate è la creazione di uno Stato Islamico e l’insediamento dei palestinesi in una patria legittima, secondo i confini stabiliti del 1948. Tuttavia, il gruppo è contrario alla propria partecipazione ai processi di pace e ai negoziati tra le parti coinvolte.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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